SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Pubblichiamo una riflessione dolce-amara di una nostra lettrice, di cui manteniamo l’anonimato, sulla situazione della nostra città.

Con il Palacongressi morirono le speranze di cambiare la città. Per quanto brutto, il “Panettone” nelle intenzioni di chi l’aveva costruito serviva per destagionalizzare, incrementando una fetta di turismo, quella congressuale, sconosciuta per la città e per i suoi commercianti.

La sua mancata realizzazione, che ha lasciato a noi poveri cittadini un edificio ancora in fase embrionale, e che non vedrà mai la luce per com’era concepito, ha trascinato via la volontà di un rinnovamento.

Da anni si parla di destagionalizzare. Ormai chi può più farlo? Neanche gli albergatori lo vogliono. Se lo volessero, si sarebbe coalizzati perché ciò accadesse. Lo squallore di un lungomare alla fine dell’inverno mi ha riportato a pensare alla città, al luogo dove distrattamente viviamo, senza interagire, aggrappandoci come parassiti a ciò che ci offre senza dare nulla in cambio.

Gli chalet chiusi, anche nelle splendide giornate di sole – basta pensare a due week end fa – e questo è un fatto. Quali servizi sono offerti alle tante persone che hanno invaso il lungomare? Saracinesche chiuse, reti a protezione di piccole casette inabitate, e che a niente servono se non viene data la possibilità di servire turisti e residenti.

Stabilimenti balneari chiusi, dicevamo, così come gli alberghi. I primi, per legge, i secondi, perché nel periodo invernale non ci sono turisti. Ma per chi volesse dormire nella nostra città cercare un alloggio da settembre a maggio è un’impresa più unica che rara.

E perché metterci al passo con i tempi? Scordiamoci pure dei nuovi alberghi che possono ospitare delle Spa, o nelle cui hall si dà vita a locali alla moda o a ristoranti ricercati. Questo accade nel nord delle Marche, in Romagna, non da noi.

Perché non studiare pacchetti che uniscano l’arte, di cui sono piene le nostre terre, la nostra cucina, la nostra cultura sfruttando la disponibilità dei tanti alberghi che abbiamo?

No, gli albergatori non hanno voglia di destagionalizzare, è più comodo pensare a vendere gli appartamenti di un trasformato albergo diventato magicamente, per via di una qualche variante urbanistica e di un qualche accordo politico, una bella palazzina da vendere, magari a 5000 euro al metro quadro o più, tanto si sa, siamo in prima fila sul lungomare….

Un lungomare che non vede ancora la luce, che ha una progettazione approssimativa e incostante, con il terrore di chi pensa che possa diventare, più che un luogo di passeggio, la Mirabilandia delle Marche.

Si parla di piani intercomunali urbanistici e di programmazioni correlate tra San Benedetto, Grottammare, Cupra, Martinsicuro, e i paesi dell’interno, e si dimentica che viale De Gasperi è una strada divisa in due: in quale altro luogo un’unica strada potrebbe mai essere progettata in due maniere diverse, con due materiali diversi, con due finiture diverse e per di più dallo stesso architetto?

E poi che non ci si venga a raccontare dell’economicità del materiale scelto, va a finire che il porfido utilizzato per corso Moretti era economico o originario delle nostre zone…

Ogni politico si muove come vuole, giustifica le proprie scelte a proprio tornaconto. Si allea con questo o con quello a seconda non del bene comune, ma del proprio.

E a noi cittadini disillusi?

Non ci resta che rimboccarci le maniche, e sperare che il brutto tempo finisca, torni il sole e ci faccia vedere San Benedetto sotto una luce migliore…

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