COLONNELLA – Arrivare in fabbrica e trovare i cancelli chiusi e presidiati dai vigilantes privati. Accade ai lavoratori della Bluterma, azienda di contrada Valle Cupa che produce radiatori d’arredamento. Azienda chiusa, operai che presidiano i cancelli, momenti di tensione: questi gli sviluppi dell’ennesima realtà produttiva fra Marche e Abruzzo uccisa dalle delocalizzazioni e dalla spregiudicatezza di un’imprenditoria molto propensa a ricevere contributi pubblici e poco impegnata a mantenere l’occupazione di fronte a occasioni di profitto migliore.
«Temiamo che la proprietà e l’amministratore delegato abbiano deciso di chiudere per portare la produzione in Cina», dicono gli operai, ben 98, di cui almeno una decina sambenedettesi.
Stipendi a singhiozzo, acconti scaglionati negli ultimi mesi e, per marzo, niente paga. L’inizio della fine, e poi la messa in mobilità.
Succede che dopo uno sciopero delle maestranze la proprietà ha dato incarico a un servizio di vigilanza di chiudere i cancelli della ditta e bloccare la produzione. E ora c’è uno sciopero forzato, con il picchetto degli operai sotto il sole, in uno scenario di rabbia e impotenza.
Venerdì i rappresentanti sindacali andranno alla Provincia di Teramo, dove si studierà la richiesta di mobilità presentata dal gruppo Celi di Verona, proprietario della Bluterma e anche della vicina Bluradia, azienda con ben 230 operai chiusa alcune settimane fa.
A Teramo i sindacati contano di incontrare i vertici della proprietà. Il gruppo Celi ha acquisito le due aziende nel 2005 dal gruppo Biasi.
Dopo alcuni momenti di tensione a metà settimana, ora il presidio prosegue tranquillo. Gli operai temono che il loro destino sia segnato, dopo alcuni anni di difficoltà aziendale che li ha portati anche ad accettare contratti di solidarietà che non hanno però migliorato la situazione economica dell’azienda.

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