MARTINSICURO – «Ci sono delle condizioni imprescindibili senza le quali il Comune di Martinsicuro si potrebbe trovare in seria difficoltà ad approvare l’istituzione del Parco Marino del Piceno». Abramo Micozzi, assessore all’Urbanistica – presente insieme al consigliere Carboni all’incontro che si è tenuto lunedì a San Benedetto fra i 12 comuni e le due Province coinvolti nell’istituzione dell’area protetta – spiega le motivazioni che hanno spinto l’amministrazione comunale truentina a rinviare l’approvazione del decreto ministeriale per l’istituzione del Parco.

«Tra le diverse osservazioni che abbiamo nuovamente presentato al Ministero – ha affermato Micozzi – ci sono la revisione delle modalità di pesca nella cosiddetta zona D e l’esclusione dell’area dell’approdo turistico dalla competenza dell’Ente Parco».

Nello specifico, il Comune ha richiesto l’abrogazione dell’autorizzazione per la pesca nella zona D, che risulterebbe piuttosto vincolante per i vongolari, per cui sarebbe più opportuno che avessero il libero accesso in quel tratto di mare. Ma anche l’area portuale rientra tra le priorità da affrontare dall’amministrazione comunale prima di poter dare l’approvazione al Parco.

«Nelle osservazioni presentate abbiamo chiesto – ha aggiunto Micozzi – che l’area del porto sia una specie di “zona franca” che non debba essere soggetta alle disposizioni del Parco e del Ministero, come già è stato fatto per il porto di San Benedetto e quello di Porto San Giorgio. Questo perché nell’approdo turistico di Martinsicuro sono stati effettuati lavori per circa un milione e mezzo di euro e ancora molto c’è da realizzare, ma con i vincoli e le disposizioni a cui sarebbe sottoposto il porticciolo una volta istituito il Parco, tutto risulterebbe di più difficile esecuzione».

Il Comune poi vorrebbe anche applicare lo stesso principio di autonomia di interventi per la rifioritura delle scogliere e il ripascimento morbido della spiaggia, che in un processo di veloce erosione come quello in atto in alcuni tratto della costa truentina, deve essere effettuato in tempi brevi e non può aspettare i tempi burocratici delle disposizioni ministeriali.

«Le osservazioni che avevamo presentato lo scorso mese di maggio e che non erano state accolte – ha concluso Micozzi – sono state ripresentate ieri nell’incontro a San Benedetto. Adesso attendiamo che la Provincia ci mandi la nuova bozza di delibera che valuteremo se approvare o meno».

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