SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Perdono la pazienza i vongolari del Co.Vo.Pi. (Consorzio vongolari del piceno) e della Cogevo (Consorzio gestione vongole) e chiedono alle autorità politiche più certezze per il loro lavoro, minacciato dalla creazione del Parco Marino del Piceno. Molti equipaggi hanno manifestato per protesta, con un corteo che dal porto è arrivato fino in Comune, irrompendo nella riunione programmata in cui i vertici politici locali (cioè i rappresentanti di 2 province e 12 comuni coinvolti nella costituzione dell’area protetta), discutevano sulla necessaria approvazione del decreto ministeriale che, dovrebbe, aprire le porte a questo nuovo parco.

«Noi chiediamo un rinvio dell’approvazione – spiega Giovanni Di Mattia della Co.ge.Vo. – poiché abbiamo bisogno di ulteriori chiarimenti. Bisogna rivedere le zonizzazione e istituire una piattaforma di sostegno per i pescatori». Critico anche il responsabile regionale di Federpesca, Tonino Giardini: «Non ci piace la bozza di decreto inviata con una certa urgenza dal Ministero dell’Ambiente al comitato promotore e alla Provincia.

Questa cosa è stata fatta prima delle elezioni e non mi sembra giusto forzare in questo modo i tempi. Noi non siamo contro il parco ma contro questa idea di parco che nasce in base ad un’idea politica. Non sono state istituite zone di rispetto in cui ci siano vincoli di costruzione o divieti per lo scarico delle acque. Forse le altre lobby commerciali erano più forti dei pescatori e adesso devono pagare i più deboli. Non ci siamo. Non è un parco ma un divieto di pesca. Ora vorremo capire che cosa faranno i sindaci». A giudicare dalle parole degli assessori e dei sindaci presenti, si farà ben poco: per adesso sembra che non tutti i Comuni abbiano ancora approvato il decreto ministeriale e, addirittura, cittadine come Martinsicuro (che addirittura punta ad una sospensione dell’iter burocratico e ad un rinvio), Fermo, Porto Sant’Elpidio siano contrarie all’istituzione del Parco, così come Porto San Giorgio mostra ancora alcuni dubbi. Incerta anche la posizione di Alba Adriatica, a causa del commissariamento amministrativo.

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