SAN BENEDETTO – «Enrico Piccioni pensava che il sottoscritto volesse “farlo fuori”. E invece gli ho sempre fatto del bene. Lui per tutta risposta mi ha “ripagato” comportandosi in maniera molto scorretta e danneggiando la Samb».
Come volevasi dimostrare: il rapporto tra mister Piccioni, esonerato a inizio settimana, subito dopo il k.o. di Crotone, ed Enzo Nucifora, era ormai da tempo insostenibile. La conferma, non che servisse, dopo la lunga chiacchierata con il ds rossoblu, ripercorrendo più di tre mesi di tormenti, ripicche, scontri dialettici e comportamentali.
Situazioni e retroscena di un rapporto nato bene, benissimo, ma poi finito nel peggiore dei modi. «Nel periodo natalizio ha subito un trauma che non auguro nemmeno al mio peggior nemico».
IL CARCERE. Ma andiamo con ordine. Quasi alla vigilia di Natale, con la Samb che aspetta di affrontare il Taranto al Riviera, mister Piccioni viene arrestato dagli uomini della Guardia di Finanza. L’accusa: bancarotta documentale relativa al fallimento della Vis Pesaro nell’estate 2006. La famiglia Tormenti e l’avvocato Nucifora decidono di aspettarlo: «Decideremo il da farsi il 3 gennaio» giurano. Entro quella data infatti il Tribunale del Riesame di Ancona avrebbe dovuto valutare il ricorso presentato dai legali del tecnico rossoblu.
LA SAMB SI CAUTELA. Intanto però la dirigenza si cautela e mette in preallarme Salvatore Bianchetti, tecnico siciliano conosciuto e stimato dal diesse rossoblu. Che commenta: «Avevamo l’obbligo di cautelarci. Ma facemmo pubblicamente il nome di Bianchetti, proprio per evitare che i soliti “avvoltoi” speculassero sulla disgrazia capitata a Enrico».
L’INIZIO DELLA FINE. Arriva gennaio. Tutto come previsto: ricorso accolto, Piccioni viene scarcerato. E lì prende il via la “guerra fredda” tra Piccioni e Nucifora. Quest’ultimo spiega: «Parlammo con il nostro allenatore, guardandolo negli occhi, per capire se aveva ancora la voglia, l’entusiasmo e l’equilibrio psicologico per gettarsi nuovamente nella difficile avventura di salvare la Samb. Il carcere “ammazza” i delinquenti, figuriamoci le persone vere: è per questo che abbiamo voluto avere delle conferme prima di riaffidargli la panchina. Lui ci ha risposto che se la sentiva, ma probabilmente, non so per quale motivo o non so chi glielo ha messo in testa, ha avuto sentore che io volessi defenestrarlo. Ha frainteso un discorso, il mio, fatto con il cuore in mano, da amico, da persona che gli vuole bene. Ha pensato che da parte nostra, mia soprattutto, non ci fosse più la fiducia».
IL MERCATO. E da quel momento nulla è stato più come prima tra l’allenatore sambenedettese e il direttore sportivo di origini siciliane. «Mi ha preso di punta, ha voluto dimostrare alla piazza e alla società che poteva salvarsi con i “suoi” giocatori» sintetizza Nucifora.
Il mercato di riparazione ha acuito i contrasti. «Premessa: tutte le operazioni effettuate sono state concordate e selezionate con il nostro allenatore. Questo è un dato di fatto. E invece dei sette nuovi arrivati nessuno è stato preso nella giusta considerazione. Piccioni ha attuato una sorta di razzismo nei loro confronti, creando un distinguo tra vecchi e nuovi, non sfruttando tutta la forza lavoro che gli era stata messa a disposizione. Di più: ha trasmesso all’esterno il messaggio che gli ultimi arrivati fossero dei bidoni. Un comportamento dunque, altamente destabilizzante. A me non me ne frega niente se gioca Alfageme o Morini, Vicentini o Santoni, l’allenatore può fare liberamente le sue scelte, l’importante è che arrivino i risultati. E per fare questo i giocatori vanno tutti tenuti sulla corda, devono essere tutti considerati alla pari, senza distinguo. Invece Alfageme viene attacco pubblicamente dopo la sconfitta di Perugia e a Vicentini, dopo la buona prestazione al “Curi”, non viene nemmeno concesso il permesso di andare in albergo, assieme ai compagni di squadra per preparare la partita casalinga contro l’Arezzo».
LA ROTTURA. Facciamo un passo indietro: a fine gennaio la Samb aspetta di ricevere la visita del Pescara. Soddimo ha il gesso alla mano sinistra, a causa di una caduta in allenamento a inizio mese. Il centrocampista scuola Sampdoria dovrebbe aspettare almeno 30 giorni prima di togliere il gesso.
«Ma Piccioni vorrebbe averlo a disposizione contro il Pescara. Chiamo il dottor Di Matteo e gli faccio ascoltare con il viva voce la telefonata, nella quale il nostro medico di fiducia sconsiglia assolutamente una cosa del genere: il rischio, dice, è di fare diventare scomposta la frattura. E quindi di obbligare il giocatore a sottoporsi a intervento chirurgico, cosa poi avvenuta».
«Ma niente – prosegue Nucifora – lui non vuole sentire ragioni e fa togliere il gesso a Soddimo, mandando peraltro a quel paese il medico sociale, dottor Capriotti, che aveva tentato di fermarlo. Alla domenica (20 gennaio, ndr) mi presento in albergo, Piccioni mi vorrebbe rassicurare dicendomi che la responsabilità se la prendeva lui. Ma quale responsabilità, replico io. Andavamo incontro a rischi penali e civili con la Sampdoria, che detiene il cartellino del giocatore. Per fortuna l’ho fermato in tempo, difatti poi Soddimo non ha giocato. Ma Piccioni che fa? Toglie Villa dalla lista dei convocati e al suo posto manda in panchina Alteri».
Intanto il danno è fatto: Soddimo si sottopone a una radiografia che conferma il presagio: la frattura è diventata scomposta, si deve operare ed è tornato a disposizione solo a metà marzo.
CONFERENZA CONGIUNTA. Arriviamo a metà febbraio. La Samb perde a Perugia. e negli spogliatoi Piccioni addita l’argentino Alfageme come uno dei maggiori responsabili. «Non tutti si impegnano a dovere» sbotta il tecnico sambenedettese. Scoppiano polemiche feroci in seno all’ambiente rossoblu. La società si sente in obbligo di mettere a tacere certe voci e rassicurare la piazza che il rapporto tra Nucifora e Piccioni è solido. Con una conferenza congiunta.
Ma alla fine a presentarsi davanti a taccuini e microfoni è solo l’avvocato. «Piccioni aveva il padre malato ed è rimasto a casa».
I SONDAGGI DI NUCIFORA. Ecco allora che il ds Nucifora comincia a guardarsi intorno. «Alla luce della situazione che si era venuta a creare era mio dovere. E siccome Bianchetti non l’avrei mai e poi mai chiamato, proprio per non dare l’idea di avere architettato un progetto dallo scorso Natale. Le soluzioni erano due: o affidarmi a un giovane emergente oppure richiamare Ugolotti, già sotto contratto.
Faccio un sondaggio anche con Pergolizzi (ex tecnico della Primavera del Palermo, ndr). Lo sapevamo in pochi, eppure Pergolizzi ha ricevuto delle telefonate intimidatorie: non si sarebbe dovuto avvicinare a San Benedetto, perché la panchina era occupata…»
L’ESONERO. Intanto la situazione precipita. Piccioni a Crotone perde la terza partita nello spazio di un mese. «Domenica scorsa ci siamo riuniti con tutta la famiglia Tormenti e abbiamo preso, all’unanimità, la decisione di esonerarlo. La situazione era troppo preoccupante: la squadra aveva la media di un punto a partita e negli ultimi 4 incontri aveva preso ben 9 gol. Chiamiamo Ugolotti, la scelta più logica, perché conosce già l’ambiente. Pergolizzi peraltro non avrebbe comunque accettato, perché impaurito dalla minacce di cui dicevo». E’ toccato di nuovo a Ugolotti, dunque. E speriamo che stavolta allenatore e diesse vadano, sempre, d’amore e d’accordo. Chiediamo troppo?

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