«La scelta della data del 13 aprile per il voto in alternativa a quella del 6 di aprile può apparire casuale ma non lo è affatto: votando il 6 aprile infatti, i parlamentari alla prima legislatura non rieletti non avrebbero maturato la pensione, votando invece come stabilito dal Consiglio dei ministri il 13 aprile, ovvero una settimana dopo, acquisiranno la pensione». «E poi parlano di voler fare l’election day per ridurre i costi della politica -ironizza- ben altri saranno i costi di queste pensioni, non solo in meri termini quantitativi, ma anche per il messaggio dato al Paese, perché questo è il tipico esempio di come fatta la legge viene subito trovato l’inganno».
«Fatti i conti -aggiunge il nostro informatore- 300.000.000 di costi che si sarebbero potuti risparmiare alla faccia di pensionati che dopo una vita di lavoro adesso, per mangiare, raccattano la verdura rimasta a terra nei mercati»
Conclude: «I Tg non lo dicono, i giornali nemmeno, solo internet può rimediare. Grazie»
Lo abbiamo accontentato anche se un paio di considerazioni vanno fatte: non è tanto grave il ritardo di sette giorni che ha fatto perdere alla comunità d’Italia un “tesoretto”, perché nessuno di noi, potendo godere di un simile privilegio, avrebbe fatto qualcosa per non ritardare le elezioni di sette giorni. La cosa grave è che sia stata fatta una legge simile.
Ancor più grave che quasi la totalità degli organi di informazione abbiano fatto a gara a chi… teneva più nascosta la notizia. A conferma della posizione (dopo l’80° posto) che l’Italia occupa nel mondo in fatto di libertà di stampa.

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