dal settimanale Riviera Oggi numero 720 in edicola da domenica 23 marzo

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un pezzo da novanta del Partito Democratico del Piceno, Luciano Agostini, che fa parte della giunta regionale, a cui viene affidata una delega speciale per un altisonante “Progetto speciale per il Piceno”, e che neanche un mese dopo, complici la caduta del Governo e la fine della legislatura, viene spedito alla Camera dei Deputati con un treno d’oro (il quarto posto nella lista regionale).
Un governatore, Gian Mario Spacca, che all’improvviso veste i panni del duro padre di famiglia e decide di dividere l’eredità del ricco zio (60 milioni di fondi europei 2007-2013 per la Regione Marche) in parti uguali, fra figli che uguali non sono per bisogni e per agevolazioni avute nel corso degli anni.
Una terra, il Piceno, già penalizzata dalla discutibile separazione della Provincia di Fermo. Una prospettiva che al momento della divisione dei fondi, però, è come se non esistesse più, visto che i 60 milioni sono stati divisi per quattro e non per cinque. Alla fine dei conti quindi la nuova Provincia di Ascoli avrà circa la metà di ciascuna altra provincia marchigiana, esclusa la neonata Fermo.
Un Piceno che fra l’altro è il fanalino di coda delle Marche, e che lo diventa sempre più a causa di una crisi senza precedenti, che ora deve salutare l’idea di realizzare infrastrutture attese da anni come la bretella o la metropolitana di superficie.
Questo è il puzzle, questo è il quadro di una situazione paradossale. Le proteste avanguardistiche del presidente della Provincia Massimo Rossi sono state bollate come rigurgito campanilistico, come mossa prelettorale a favore della Sinistra Arcobaleno, come il gesto di chi chiama i pompieri dopo che la casa è praticamente bruciata.
Accuse non condivisibili, a nostro parere, in particolare le prime due, che sembrano un tentativo di screditare l’avversario politico non sul campo dei fatti, ma sul campo di una dialettica neanche tanto convincente peraltro. Un metodo che ricorda molto quelli utilizzati dalle intellighenzie dittatoriali che cercano di far passare per pazzi o per maniaci le voci dissidenti.
La terza accusa è un argomento che potrebbe avere qualche base, se non dimenticasse però che di fondo le Province hanno un limitato potere nella ripartizione dei grossi fondi che giungono dall’Unione Europea, dallo Stato, dalle Regioni.
Sono i politici regionali che dovranno rendere conto al Piceno, se questo territorio continuerà ad essere svantaggiato rispetto alle altre province marchigiane. E a patire un’arretratezza endemica.

La resa dei conti dei fatti, questa è l’unica che vale.
Ammantarla di chiacchiere retoriche, di giustificazioni dubbie, o peggio dare del pazzo a chi non è d’accordo, sono tattiche che non depongono a favore di chi le adotta.

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