SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ha generato scalpore l’anticipazione comparsa venerdì su Rivieraoggi.it sullo studio del Cnr che identifica la città delle palme come uno dei 15 siti italiani idonei a ospitare un impianto nucleare nel caso ipotetico che il Governo decida di tornare a questo sistema di produzione di energia.
Così si esprime l’assessore all’Ambiente del Comune rivierasco, il Verde Paolo Canducci: «Nessuna centrale nucleare di prima, di seconda o quarta generazione, è in grado di non produrre scorie e nessuno è in grado oggi di garantire uno smaltimento sicuro ed ecocompatibile. L’Italia è ancora alle prese con quelle che restano delle vecchie centrali dismesse. Allora perché se ne parla? Non solo per il costo alle stelle del petrolio; in realtà l’unico motivo è che le grandi centrali portano grandi guadagni a chi le gestisce e pochi risparmi a chi usufruisce dell’energia prodotta».
L’alternativa esiste già, ricorda Canducci notando come le ultime leggi Finanziarie abbiano incentivato il risparmio energetico e la produzione diffusa da fonti alternative: «Mini impianti eolici, mini centrali fotovoltaiche. Ogni casa un impianto, ogni scuola un impianto, il tutto per centrare gli obiettivi imposti dalla Ue sul 20% di energia prodotta da fonti rinnovabili sul totale. Solo dopo aver raggiunto questo risultato è giusto fermarsi e vedere il da farsi, prima è solo speculazione».
Ma il percorso è solo all’inizio, nota Canducci, ed è su di esso che bisogna concentrare gli sforzi: «Fortunatamente regioni come le Marche hanno un piano energetico che va in questa direzione e tutti i comuni e le province dovrebbero coerentemente adeguarsi per dimostrarne la bontà e l’efficacia. Il nostro territorio si sta imponendo nell’ambito nazionale per la sua grande vitalità in questo campo, molte sono le aziende che investono in questo settore, che fanno ricerca e innovazione ed è giusto e necessario che gli enti locali sostengano tale processo, che potrà rappresentare una via di uscita dalla crisi occupazionale ed economica del piceno. Noi crediamo nell’alternativa delle fonti rinnovabili e al nucleare diciamo no grazie».

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