SAN BENEDETTO – Pasqua, festa per eccellenza della Cristianità, alla quale si accompagna da sempre anche la tradizione delle uova da regalare alle persone care. Un gesto di cortesia che risale addirittura alla tradizione precristiana. L’uovo dagli antichi era visto come simbolo di fertilità e quasi magia, a causa dell’allora inspiegabile nascita di un essere vivente da un oggetto così particolare. I Persiani 3000 anni fa consideravano l’uovo di gallina come simbolo di vita e rinnovamento e usavano regalarlo durante i riti di primavera, mentre i Romani usavano sotterrare nei campi come rito propiziatorio le uova, simbolo di fecondità, per avere un buon raccolto o le interravano sotto le fondamenta degli edifici per tenere lontani dalle case gli spiriti maligni.

Le uova, associate alla primavera per secoli, con l’avvento del Cristianesimo divennero simbolo della rinascita non della natura ma dell’uomo stesso, della resurrezione del Cristo: come un pulcino esce dell’uovo, oggetto a prima vista inerte, così Cristo uscì vivo dalla sua tomba.

La tradizione di regalare uova colorate sarebbe legato all’episodio della Resurrezione di Cristo, quando la Maddalena, visto il sepolcro vuoto, corse a dare l’annuncio ai discepoli. Pietro le rispose che avrebbe creduto a ciò che asseriva solo se le uova nel cesto che la donna portava con sé fossero diventate rosse: cosa che avvenne immediatamente, lasciando esterrefatto il discepolo. Da allora le uova colorate sono simbolo dell’avvenuta Resurrezione di Gesù. Un rituale che si rafforza soprattutto nel Medioevo: durante le severissime imposizioni del digiuno della Quaresima era proibito mangiare uova. Quindi quelle prodotte dalle galline nel corso delle 6 settimane dovevano poi a Pasqua essere smaltite velocemente: venivano perciò benedette in Chiesa durante la Messa e poi donate ad amici e parenti come segno di fecondità e di buon auspicio.

Regalare uova divenne un’usanza così radicata che si cominciarono a produrre anche con materiali non deperibili: in legno, in smalto, in avorio, in oro e argento, diventarono presto oggetti di classe nelle maggiori corti europee. Quelle più famose sono le creazioni dell’orafo francese Peter Carl Fabergè, che fu incaricato nel 1883 dallo zar Alessandro di Russia di creare un dono speciale per la zarina. Il primo Fabergé fu un uovo di platino smaltato bianco che si apriva per rivelare un uovo d’oro che a sua volta contenva un piccolo pulcino d’oro ed una miniatura della corona imperiale.
Gli zar ne furono così entusiasti che ordinarono a Fabergé di preparare tutta una serie di uova da donare tutti gli anni ai componenti della famiglia.

Nel XIX secolo si hanno anche le prime uova di cioccolato, e nel 1869 il presidente degli Stati Uniti, Grant, ricevette in dono un uovo speciale dal chimico J.W. Hyatt: non era di cioccolato, e apparentemente sembrava molto semplice, ma era fatto di celluloide, materiale appena inventato dallo scienziato.

Nell’epoca contemporanea l’uovo di Pasqua è stato oggetto di numerose interpretazioni: da elaborazione artistica realizzata nei materiali più disparati – un esempio ne è la mostra “L’arte nell’uovo di Pasqua” a Roma dal 17 al 27 marzo – a sfida da guinness dei primati: è italiano l’uovo di cioccolato più grande del mondo, realizzato nel 2005 dalla Novi: 6 metri d’altezza per 4 di diametro, per un peso di circa 100 quintali. E c’è anche chi si ispira all’arte, come il pasticcere Guido Gobino, che ha realizzato l’uovo di cioccolato con dei tagli sul guscio, come nelle opere di Lucio Fontana: ma in questo caso attraverso i fendenti si può sbirciare la sorpresa.

E infine, in una società consumistica come la nostra non poteva nemmeno mancare, tra le tante tipologie, anche l’uovo di lusso: un milione e mezzo di euro il prezzo di un uovo venduto in occasione della Pasqua 2007 da Harrods a Londra, sulla cui superficie di cioccolato era stato incastonata una collana di diamanti realizzata con pietre di altissima qualità.

E con diamanti incastonati è anche stato realizzato l’uovo commissionato in una pasticceria di Bari da un cliente arabo-inglese che voleva stupire la propria fidanzata: un chilo di puro cioccolato fondente per un gesto d’amore da 30mila euro.

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