SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sindacati e rappresentanti della Foodinvest si riuniscono all’Assindustria di Ascoli e firmano il verbale di mancato accordo sulla procedura di messa in mobilità. Per l’iter del licenziamento collettivo rimangono ora 28 giorni, mentre il 2 aprile i creditori saranno davanti al giudice di Ascoli e in quella sede si saprà se la proposta di concordato preventivo presentato dalla Malavolta Corporate verrà ritenuto congruo.
Nel frattempo gli 86 dipendenti dello stabilimento di Porto d’Ascoli ringraziano tutti coloro che gli sono stati vicini nella loro Via Crucis lavorativa in un’azienda appesa a un filo.

«In primis, Sua Eccellenza Monsignor Gervasio Gestori che ci ha commosso con l’articolo pubblicato domenica scorsa e che con le sue preghiere e le sue profonde parole ci è costantemente vicino con affetto e rispetto. Riprendiamo il suo appello al mondo politico imprenditoriale e finanziario, affinché gli imprenditori volenterosi della nostra città e gli Istituti di Credito locali collaborino per far progredire l’economia del territorio così già dolorosamente provato (2300 cassaintegrati nella provincia) e di incentivare l’occupazione».
Parole di ringraziamento anche per il sindaco Gaspari: «Sempre attento alle problematiche del territorio ed ex operaio memore delle difficoltà della categoria. Il nostro ringraziamento va a quanti nelle istituzioni e nel mondo politico, pur in un panorama provinciale di forte crisi occupazionale, hanno abbracciato la nostra causa, apportando ipotesi di soluzione e di sostegno per quella che è stata una grande realtà aziendale e produttiva, la ex Surgela».

«Cogliamo l’occasione – continua la lettera degli operai – per invitare le categorie sindacali all’unione d’intenti e di obiettivi, dato il sottile filo di raso su cui si stanno giocando le ultime battute, che decideranno il nostro imminente futuro. Un augurio particolare a quanti nel sindacato non si sono arresi all’idea della chiusura e della conseguente cassa integrazione o mobilità, ma stanno lottando con forza affinché lo stabilimento continui a produrre, garantendoci il diritto ad un lavoro stabile».

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