SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Per il Cristianesimo, la Pasqua è la fondamentale festa dell’anno liturgico. Essa ricorda la resurrezione di Cristo : rappresenta il “passaggio” dalla vita terrena, attraverso la sofferenza, alla vita eterna.

Secondo una tradizione che affonda le sue radici nel Vecchio Testamento, anche nel Cristianesimo si è diffusa la tradizione, nella giornata di Pasqua, di mangiare l’agnello, che rappresenta l’immagine di mitezza e di innocenza e simboleggia il sacrificio di Gesù.

Vediamo quali sono le caratteristiche di questa carne, che anche se venduta tutto l’anno, è consumata non tantissimo da noi italiani, anche se per il giorno di Pasqua, come vuole la tradizione, assume un valore speciale. L’agnello è il piccolo della pecora, fino ad al compimento di un anno di età. Quello da latte, detto anche abbacchio, non ha più di 5-6 settimane di vita; il castrato o il montone, invece, hanno un’età superiore.

La carne di agnello, più tenera della carne di manzo, è facilmente digeribile ed è solitamente ben tollerata da chi soffre di allergie alimentari.Ha un contenuto calorico di circa 160 calorie per 100 grammi di prodotto, con un contenuto lipidico, nelle parti magre, intorno all’8-10% e proteine intorno al 20%.

Le preparazioni più comuni (circa 250 grammi a persona) per cosciotto, sella e spalla, sono quelle arrosto o marinate al vino bianco con aceto, olio, varie spezie ed erbe aromatiche; le cotolette possono essere anche fritte, mentre le costolette sono ottime cotte alla brace e servite caldissime. La parte anteriore dell’agnello si presta maggiormente per la cottura in umido o brasata con aggiunta di verdure, curry o succo di limone. Coratella e fegato, invece, sono apprezzate in altre ricette.

La carne, all’acquisto, deve essere di odore gradevole, compatta e se compressa, deve infossarsi e distendersi immediatamente; il colore deve essere vivo, intenso e il grasso deve essere bianco. Con l’aumentare dell’età il colore tende a diventare più rosso e il grasso tende ad ispessirsi e a ingiallire.

La carne va conservata in frigorifero coperta con pellicola trasparente per un massimo di 2-3 giorni, non più a lungo perché si altera con facilità. Può essere congelata, dopo aver tolto tutto il grasso visibile e può essere conservata per circa 6 mesi (a -18°C costantemente); una volta scongelata va consumata entro dodici ore.

Per l’acquisto è meglio evitare i mesi estivi, in quanto la qualità è decisamente inferiore. Lazio, Abruzzo e Sardegna, sono le regioni di maggiore produzione ma la carne d’agnello si importa anche da Spagna, Inghilterra e Paesi dell’Est.

A tal proposito la Coldiretti lancia un allarme in quanto molta carne di agnello, proveniente dall’Est Europa, viene spacciata come italiana, favorita dal fatto che non necessita di particolari obblighi di etichettatura. Meglio quindi chiedere sempre la provenienza al rivenditore o acquistare agnelli garantiti dal marchio di origine nazionale come le IGP “Agnello di Sardegna” e “Abbacchio romano”.

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 3.404 volte, 1 oggi)