CUPRA MARITTIMA – Andrea Molaioli è un giovane regista italiano. La sua opera prima “La ragazza del lago” con Toni Servillo e Valeria Golino è una rilettura di un genere classico (il thriller poliziesco) molto ben accolta dal pubblico e dalla critica.
Martedì sera il film è stato proiettato al cinema Margherita di Cupra, nell’ambito della rassegna “Frammenti dalla Biennale e altri Frammenti” organizzata dall’Associazione Sentieri di Cinema in collaborazione con il Centro Culturale Maritain.
E la presenza del regista è stata l’occasione per una discussione sul suo film, sulla situazione del cinema italiano oggi e sugli effetti paradossali di alcuni meccanismi di distribuzione.
Il film si ispira al romanzo “Lo sguardo di uno sconosciuto” della scrittrice norvegese Karin Fossum e si rifà a codici narrativi di genere ben precisi, con lo scopo però di uscire dai cliché di genere per indagare sugli aspetti emotivi dei personaggi, sullo sfondo assolutamente notevole di un’ambientazione friulana. «C’è un poliziotto che indaga e vive problemi personali che sono lo specchio delle vicende sulle quali indagherà nel dipanarsi della storia verso la soluzione dell’enigma, che è il ritrovamento del corpo senza vita di una ragazza».
Molaioli ha speso parole di stima per il lavoro delle associazioni culturali che come a Cupra cercano di recuperare e rivitalizzare le piccole sale cinematografiche e i circuiti autoriali alternativi. «Il cinema non è solo quello dei multiplex, sia per il tipo di fruizione che per le pellicole proiettate. C’è una fetta di pubblico che non ama solamente le pellicole giovanilistiche ma anche i film meno “di cassetta”. Accontentare anche loro, per me, è un fatto vitale, un fatto di democrazia».
Nel dibattito con Molaioli si sono affrontate anche le dinamiche della distribuzione cinematografica in Italia, con film che escono nelle sale con un numero esorbitante di copie rispetto al passato, per catturare gli incassi nelle prime settimane dall’uscita e poi scomparire quasi, per ricomparire poi nei Dvd in vendita o a noleggio.
«I produttori vogliono andare sul sicuro – spiega Molaioli – cercando di prendere subito il massimo degli incassi, facendo girare i film nelle sale per poco tempo. In questo modo si deve puntare su film dall’impatto sicuro, che spesso sono riedizioni del già visto. Insomma, si evita non solo la sperimentazione, ma anche alcuni temi che vengono etichettati come temi che non spingeranno. E cosa ancor più grave, è in atto una sorta di autocensura preventiva da parte degli autori stessi».
L’effetto di tutto ciò? Troppe pellicole di bassa qualità, pochi temi affrontati, con la conseguenza finale di una assuefazione del pubblico cinematografico sicuramente dannosa per la qualità artistica del settore.

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