SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riceviamo e pubblichiamo.
Complimenti ai professori Paolo Melotti e Alberto Felici per l’interessante convegno sulla qualità delle cozze della riviera sambenedettese che hanno «un alto contenuto di Omega 3, mai riscontrato nella letteratura scientifica».
E’ come se riscontrassimo una qualità superiore scientificamente provata nell’olio di oliva, o nella nostra frutta.
Un ulteriore primato da aggiungere al nostro palmares che rende giustizia non solo all’editto di Papa Sisto V che pretendeva sulla sua tavola solo mitili provenienti dalla sua costa natia, ma anche per quei pionieri che nel lontano 1985 nella perplessità generale installarono davanti la costa sambenedettese il primo impianto di allevamento di cozze in mare aperto in Italia.
Ricordo che per farlo dovemmo penare a lungo con la Capitaneria di Porto per ottenere la concessione del tratto di mare, in quanto non esistevano precedenti in tal senso, e che utilizzammo i massi adottati nel porto di Ancona come corpi morti per le mine durante la guerra, per ancorare l’impianto e cubi di polistirolo quali galleggianti.
Già da allora riscontrammo l’enorme capacità riproduttiva delle cozze e della incredibile vitalità creata dal nuovo insediamento in termini di pesci e loro nursery e deposizione di uova per seppie e crostacei.
Un’esplosione di vita marina che ci convinse della necessità di avere un forte supporto tecnico-scientifico ed il riconoscimento di area marina protetta e ci demmo da fare per avere l’insediamento dell’Università di Camerino ed il riconoscimento quale Parco Marino.
Purtroppo l’impianto fatto con materiale inadeguato fu spazzato via alla prima forte mareggiata e ritrovammo la boa luminosa spiaggiata a Torre Cerrano. Ritentammo ancora una volta nel 1991 sempre con materiali di fortuna ma ancora una volta l’impianto venne distrutto dalle forti ondate.
Oggi anche grazie a queste esperienze negative sono in commercio materiali adatti a questi tipi di allevamenti ed ormai da diversi anni sono numerosi gli insediamenti diffusi lungo tutta la costa adriatica. Si sono inoltre affinate le tecniche di inseminazione, di raccolta e di lavorazione che hanno abbattuto tutte le fasi di grande fatica fisica da noi affrontate nella fase sperimentale.
Si potrebbe avviare pertanto un percorso di allevamento su larga scala di assoluto interesse sia in termini occupazionali che di massa critica a costi relativamente bassi in termini di investimenti iniziali che di gestione dell’ impianto in quanto, a differenza della zootecnia, le cozze non necessitano di mangimi in quanto il cibo se lo procurano da soli nella loro azione filtrante.
Praticamente la crescita è a costo zero sia in termini finanziari che ambientali: è un perfetto caso di gestione bioeconomica.
Considerata l’altissima quantità di importazione annuale di cozze da ogni parte del mondo questa tipologia di allevamento non ha praticamente problemi di mercato, perché una volta esaurito il mercato del fresco subentra quello della lavorazione e trasformazione e tutti conosciamo la necessità della nostra filiera ittica di disporre di materie prime di qualità e con la necessaria certificazione di tracciabilità. Senza contare lo sfruttamento mirato e responsabile di tutti i pesci, i crostacei ed i molluschi che intorno all’ impianto creano nuove colonie.
Insomma se debitamente affrontato e programmato ci troviamo di fronte ad un nuovo ed entusiasmante miracolo economico che il nostro mare ci propone. Come abbiamo fatto a partire dagli anni Sessanta quando la ricchezza della nostra fascia costiera ha dato prosperità e lavoro a cinquecento pescatori di vongole e piccola pesca e oltre trecento addetti alla loro trasformazione.
Numeri questi che a causa di una mancata programmazione sono oggi quasi totalmente azzerati. Iniziative di questo genere possono rappresentare già nell’ immediato una risposta concreta alle grandi difficoltà occupazionali soprattutto giovanili.
La nostra città, il nostro territorio necessita di un progetto di sviluppo e di crescita di lungo respiro che abbia le radici nella sua storia rinnovando le passioni e gli entusiasmi sopiti investendo sulla ripresa di una moderna, competitiva e innovatrice imprenditorialità.
Noi siamo nati dal mare, dal mare abbiamo avuto benessere e crescita e con il mare dobbiamo risorgere con maggiore senso di responsabilità, coraggio e generosità ed utilizzando le enormi potenzialità esistenti in termini umani, intellettuali, professionali e scientifici.
Il futuro non viene da solo ma va immaginato, programmato e realizzato.

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