Da Riviera Oggi numero 718, la terza parte della nostra inchiesta sullo “strano caso” Cetria-Asteria. Continueremo.

MONTEPRANDONE – Immaginate di voler acquistare una casa e di ottenere – voi soli tra tanti potenziali, nessuno però avvisato – un appartamento di edilizia popolare. Immaginate, comunque, che vi sia richiesto, pur agevolato, un mutuo, ma voi, invece di pagarlo con i proventi del vostro lavoro, riusciate a convincere il proprietario, in questo caso il Comune, o la Provincia, o forse la Regione, di pagarlo con delle prestazioni di servizi.

Che so, se siete un operaio edile, con dei lavori sullo stabile; se siete un agricoltore, con delle spedizioni del vostro raccolto; se siete un commercialista con delle consulenze contabili. Una sorta di baratto dove voi, in cambio di un immobile a prezzi di mercato, vi impegnate in una serie di lavori che non vi impediscono di certo di continuare la vostra normale attività. Mentre intorno i vostri vicini di casa pagano mutui e affitti ben più salati, voi date il vostro “baratto” alla Regione Marche.
Una favola? No, purtroppo. Questo è quello che sta avvenendo con l’immobile ex Cetria, situato nella zona industriale di Monteprandone, e occupato dalla società di ricerca, a capitale pubblico-privato, Asteria. Un edificio valutato quasi 1,4 milioni di euro che la Regione Marche, con la delibera numero 1538 del 28 dicembre 2006, cede, assieme alle attrezzature esistenti, con pagamento effettuato «con le modalità specificate: € 1.283.461 in conto servizi attraverso la realizzazione dei progetti, € 111.610 a cui debbono aggiungersi € 96.381,75 per canoni non pagati mediante riconoscimento di spese già effettuate e documentate di manutenzione».

Dunque, eccola qui la vostra casa, a gratis o quasi, e condonati pure gli affitti che non avete pagato in passato perché, magari, avete messo delle tende nuove o eliminato una macchia di muffa in bagno… Tutto questo grazie ad una disposizione ad hoc in cui si specificava una eccezione al normale iter proprio per l’immobile ex Cetria.
Lo “strano caso” è stato sollevato dal consigliere regionale Guido Castelli di Alleanza Nazionale («Da quando sono in politica è la prima volta che mi imbatto in cose di questo livello», afferma), che ha presentato un esposto alla Corte dei Conti: «Si tratta di un precedente grave, perché l’alienazione del patrimonio pubblico si può fare, ma soltanto se serve per abbattere dei debiti accumulati, e non per avere in cambio una risma di progetti simili a tesine di laurea. Inoltre per alienare un bene pubblico, occorre un’asta, in modo che si possa spuntare il prezzo più alto tra gli acquirenti».
Le obiezioni di Castelli non si fermano qui: «Siamo di fronte ad un continuum politico di centrosinistra: Dante Bartolomei, offidano, già consigliere regionale del Pci e presidente della terza commissione sull’Industria, Agricoltura e Artigianato, è diventato poi presidente dell’Asteria. Adesso addirittura la Regione cede l’immobile e le attrezzature, chiedendo in cambio dei progetti che saranno valutati dalla società a capitale pubblico Svim, presieduta da un altro dirigente del Partito Democratico, Roberto Tontini, di Urbino. C’è troppa politica in questa storia, poca economia e poco mercato».
Difficile, per chi non è un tecnico, valutare la validità degli otto progetti che consentiranno all’Asteria di diventare proprietaria dell’immobile ex Cetria. Tuttavia, facciamo cosa giusta riportando, di seguito, titolo del progetto e costo comprensivo di Iva (sul nostro giornale Rivieraoggi.it trovate anche altri documenti video e tutti i progetti da scaricare in Pdf):
1. Il comparto florovivaistico marchigiano: analisi della realtà produttiva e prospettive di sviluppo: € 108.000;
2. Interventi di promozione e valorizzazione del florovivaismo regionale in relazione al contesto territoriale ed alle sue risorse turistiche, paesaggistiche e culturali: € 67.200;
3. Pesce Povero, contributo ricco per una corretta alimentazione: € 200.400;
4. Promozione territoriale attraverso la visione uomo-mare: € 90.000
5. Conserviamo la natura e tuteliamo la nostra vita: piani di gestione dei siti della Rete Natura 2000 nelle Marche: € 463.861;
6. Elaborazione ed intepretazione dei dati analitici relativi alle acque reflue urbane per valutare l’efficienza depurativa degli impianti di trattamento: € 234.000;
7. Aggiornamento professionale per imprenditori agricoli: € 15.000;
8. Metodologie innovative per la promozione del sistema agroalimentare marchigiano: il “sistema rete”: € 105.000.

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