SAN BENEDETTO DEL TRONTO – È proprio il caso di dirlo: carta canta. Canteranno infatti da oggi in poi tutti i menu presenti in ristoranti ed esercizi commerciali: mancanze e omissioni nelle liste delle vivande non verranno più perdonate.
La sezione penale della Cassazione ha infatti stabilito nelle più recenti pronunce che la detenzione di prodotti e alimenti congelati e surgelati nei frigoriferi di un ristorante, di un esercizio commerciale o di uno spaccio aperto al pubblico, senza che tale stato di conservazione sia indicato nel menu, integra il reato di tentativo di frode in commercio.
La Cassazione ritiene che l’omessa indicazione nella lista delle vivande della precondizione degli alimenti e anche senza che si instauri un rapporto concreto con il cliente, dia vita a una frode in commercio seppure nella forma del tentativo, tuttavia anch’esso punibile penalmente, visto l’obbligo dell’esercente di dichiarare la qualità della merce offerta al consumatore e considerata l’importanza che ha il menu, che equivale a una proposta contrattuale nei confronti dei potenziali clienti e manifesta l’intenzione di offrire prodotti indicati nella lista stessa.
Nel momento in cui l’esercente presenta all’avventore il menu senza l’indicazione sugli alimenti che sono congelati o surgelati, ecco che viene consumato e perfezionato il reato di frode in commercio, che non si realizzerà più solo nella forma del tentativo e che sarà punito con la pena maggiore prevista per il reato consumato. In questo caso è irrilevante per la consumazione del reato che il consumatore potesse facilmente rendersi conto della difformità tra alimento indicato nel menu e quello consegnato, e l’esercente, ai sensi dell’articolo 515 del codice penale, potrà essere punito per il reato così commesso con la reclusione fino a due anni o con sanzioni fino a 2.065 euro.

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