Da Riviera Oggi n. 718 di lunedì 10 marzo
Gli “uomini di Piccioni” avevano promesso una grande gara, una battaglia per mantenere salde le possibilità di salvezza senza play out. Così è stato. Più che da salvezza oggi la Samb è però sembrata una squadra in lotta per la serie cadetta.
Pronta a lottare contro tutto e tutti: ha dovuto prima annullare uno svantaggio immeritato, poi un arbitro “somaro”, poi contro la sfortuna per un gol assolutamente non previsto (il secondo dell’Arezzo), quindi ancora contro la terna arbitrale ma il tempo a disposizione era finito.
Un vero peccato che una squadra così debba giocarsi un campionato in due sole gare. «Siamo più forti di anno scorso» ha sentenziato capitan Tinazzi a fine gara.
Siccome però nulla viene per caso c’è da chiedersi perché fuori casa perde quasi sempre? Dico la mia. E’ una questione di “rosa”, nel senso che certi ritmi non si possono tenere per due gare di fila. Consiglierei quindi a mister Piccioni di mettere da parte ogni tipo di remora e chiedere di più anche ai nuovi acquisti, mettendoli in campo e facendo loro sentire quella fiducia che è determinante nel gioco del calcio.
Un esempio lampante di quanto dico è Michael Cia, oggi un giocatore determinante, prima di sentirsi amato, un calciatore insignificante.
Un andamento di questa Samb che dà ragione alle mie tesi di qualche mese fa quando dicevo che ai giovani, prima di mostrare il vero valore, servono tante partite. Per ambientarsi e per non aver paura di sbagliare. Un tempo nel quale non si possono che collezionare sconfitte e tanto è stato anche quest’anno.
Per onestà, come accadde con Pavone, occorre riconoscere che Ugolotti e Natali avevano visto giusto. Per me anche Nucifora ha visto giusto e quindi sarebbe un grande peccato non salvarsi con tanti bravi calciatori. Per i vari Bonfanti, Villa e Alfageme parla il recente passato, per i più giovani come Loseto a Vicentini vale lo stesso discorso fatto per Cia, Soddimo, Ferrini quest’anno e per Carlini, Consigli, Iovine un anno fa.

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