* imprenditore

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riceviamo e pubblichiamo da Nazzareno Torquati:
«Ci sono morti leggeri come piume ed altri pesanti come montagne. E’ il caso della morte di Luigi Patrizi, detto Levegge, per i tanti che lo hanno amato e i tanti che gli porteranno riconoscenza per sempre.
Per quella parte di città dove i sambenedettesi “originari” sono in maggioranza, Levegge è un personaggio ormai leggendario per la sua capacità innovativa e la sua generosità. La sua vita si intreccia con la storia della città, nella sua evoluzione moderna da borgo marinaro a dinamico centro agro industriale.
Fu il primo ad intuire negli anni Sessanta le enormi possibilità produttive nella lavorazione dei prodotti ittici, nel rendere immediatamente pronto a cuocere il pescato proveniente dai nostri pescherecci oceanici dando vita al marchio Esca.
Inventò macchinari ed impianti di lavorazione che oggi sono utilizzati in ogni angolo del mondo e diede vita e dignità a generazioni di figli del mare che sul suo tracciato lo seguirono e svilupparono un’industria che per anni è stata un vanto del territorio e che oggi, seppur nelle mille difficoltà, può rappresentare il trampolino di lancio per una nuova fase di creazione di nuove professionalità e di ricchezza diffusa.
Luigi non amava mettersi in mostra, non aveva una eloquenza dottorale e non aveva frequentazioni mondane.
Nonostante i primati raggiunti non ha avuto in vita riconoscimenti istituzionali che, senza vena polemica, sono stati dati a personaggi di minor levatura.
Ricordo i vani tentativi di proporlo in anni diversi quale premio Truentum e della sottovalutazione messa in atto dal comitato del premio.
Luigi è stato un genio popolare venuto su dalla strada e che nella sua vita ha collezionato decine di lauree prese per l’esperienza maturata e non negli atenei.
Anche lui ha pagato quell’anomalia cittadina che rende giustizia ai grandi personaggi sambenedettesi con decenni di ritardo.
Anomalia ancora più accentuata se riferita ai personaggi che vengono da attività marinare che ancora oggi vengono giudicati con scarsa considerazione.
I sambenedettesi, quelli veri, hanno eletto Levegge nell’aristocrazia dei protagonisti indimenticabili della nostra città ai quali va la nostra eterna gratitudine».

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