* cittadinaSAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il resoconto sotto forma di diario di una giornata di mare fuori stagione rovinata dai problemi che si incontrano sul nostro litorale: dal difficile attraversamento delle reti metalliche che circondano ogni stabilimento balneare, in questo periodo chiusi, al ripascimento della spiaggia che ha avuto inizio i primi di marzo:
«Caro Diario, oggi, domenica 2 marzo, primo giorno di mare!
La mattina soleggiata e calda mi spinge verso San Benedetto: ho sentito tanto parlar bene del suo “lungomare più bello d’Europa”, dei ricchi chalet, che non so resistere. Esperienza emozionante, piena di imprevisti. All’inizio sono un po’ stranita: pensa che imbranata, non riesco a trovare un punto da cui poter scendere in spiaggia!

Alte reti metalliche davanti ad ogni chalet a perdita d’occhio (non le tocco, hai visto mai che sono elettrificate!). E pali, tavole, tutto uno sbarramento: insomma non c’è santi, non si passa. Che succede, penso, la spiaggia è là, potrei allungare una gamba ed esserci e invece no, devo restare di qua. Mi sento un’allocca. Cammino su e giù, ma niente. Sembra impossibile: chi ha deciso che si va in spiaggia solo quando aprono gli chalet? Prima non ci s’andava sempre?

Mica ci voleva il pass, mica scimmiottavano Fort Knox o il ranch del perfido Geiar, o il Neverland di Michael Jakcson, ‘sti chalet: erano ruspanti e belli e non se l’erano arraffata tutta, la spiaggia. Quasi rinuncio, coda tra le gambe. Ma to’, qua si sono dimenticati la rete, o qualcuno l’ha rotta, miracolo: un’apertura, un passaggio.. Zac, via in spiaggia! Ahh, la sabbia mi invita, l’acqua mi chiama, è un canto di sirena!… Corro verso l’acqua, corro felice e senza fiato e…. Sbam!

Gran botta e mi ritrovo sfrittellata sulla sabbia, abbracciata a un lunghissimo rugginoso tubo scuro. Che ci fa lì? Mi rialzo, ammaccata: l’acqua a pochi metri, ma tra quella e me c’è ‘sta sberla di tubo. Certo ci sta per sbaglio. Calma però, se mi snebbio e riesco ad aggirarlo, potrò andare a bagnarmi i piedi. Solo che… del tubo non vedo la fine, possibile che corra lungo tutta la spiaggia?! Altro che aggirarlo, dovrei tornare indietro di chilometri per scendere sulla riva direttamente dal molo, sempre che si passi.

Da matti. Eppure dall’altra parte del tubo c’è gente: ehi, voi di là, com’è l’acqua?..Che aria tira? E sento che è tutto un parlarsi tra quelli al di qua e quelli al di là… (Famigliole divise in due e ognuno chiede notizie dell’altro – come stai, scrivi, telefona – poi si salutano coi fazzoletti… Fidanzati separati dal tubo, che a turno tentano il salto, qualcuno ce la fa, qualcuno rinuncia e si trova un altro/a compagno/a…Qualcuno tenta il passo del giaguaro di quando era recluta ma non è facile, invece il cagnetto slim ci passa sotto che è una bellezza, oplà, bau).

Ehi, mi sentite? grido a quelli di là e sì, mi sentono, mi danno informazioni come possono: no, non c’è un check-point dal quale passare per controllo-documenti; però sì, se riesci a scavalcare hai fatto, per tornare indietro zompi di nuovo o strisci sotto col passo del giaguaro; non hai una scala?… Tocca arrangiarsi un po’…Ma è per il nostro bene!
“Ma che, pompano petrolio dal lago Kaghan? Gas dal Turkmenistan?..”
“No, dice che spostano sabbia dal porto ” “Sabbia col tubo? E come fanno ? Volete babbiare? E proprio la sabbia zozza del porto?” “Mmmm!?!”
Insomma, caro Diario, ti confesso che mi sento rintronata, non solo per la craniata. Mica la spiaggia si beccherà il vomito del porto. Che se è così, col tubo che vengo al mare qua!».

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