SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il caso “Cenopoli” deve portare la politica cittadina a fare riflessioni profonde su se stessa e anche un certo grado di autocritica. Lo dice Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo, il partito dei fuoriusciti dai Democratici di Sinistra dopo la nascita del Partito Democratico.
Le rivelazioni di stampa sulle fatture pagate dal Comune per pranzi di lavoro e spese di rappresentanza sortiscono così un duro commento da parte di una forza interna alla sinistra, Sd appunto, che a San Benedetto è a tutti gli effetti nella maggioranza di governo pur non avendo rappresentanti in giunta o in Consiglio comunale.

«L’idea che l’esercizio di una qualsiasi carica pubblica si debba accompagnare, quasi per diritto divino, a piccoli o grandi privilegi è una convinzione non solo radicata nell’opinione pubblica, ma fatta propria e praticata dalla classe politica a tutti i livelli – si legge nella nota di Sinistra Democratica – non si comprende per quale motivo assessori e consiglieri debbano porre a carico delle casse comunali pranzi e cene che definire di lavoro appare francamente difficile, oppure, per aprire un’altra pagina altrettanto imbarazzante, fruire di ingressi di favore ad ogni spettacolo pubblico che si tiene in città».Piccoli privilegi che secondo Sinistra Democratica influirebbero poco sul bilancio comunale ma contribuirebbero a screditare la classe politica.

La nota continua così: «Perché non si può chiedere ai nostri amministratori maggiore sobrietà e correttezza? Perché non si possono pretendere dai politici comportamenti più rigorosi rispetto a quelli di un comune cittadino? Perché la classe politica sembra imitare sempre il peggio e mai il meglio della società? Questo, che poi è il succo di quella che viene definita questione morale, ci pare il punto centrale della questione “cenopoli”, anziché discutere, come si è fatto finora, di chi abbia mangiato di più “a sbafo”, se l’amministrazione Gaspari o quella Martinelli».

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