NERETO – E’ un quadro dalle tinte fosche quello sulla sanità in Val Vibrata, emerso ieri nella sede dell’Unione dei Comuni dove il presidente Emiliano Di Matteo, insieme agli altri sindaci, ha incontrato i dirigenti Asl per discutere della cronica carenza di organico in cui versano alcuni reparti dell’ospedale di Sant’Omero. Un quadro che assolve in parte le Asl locali, ma che pone invece un atto di accusa verso le direttive della Regione Abruzzo.

«L’incontro – ha spiegato Di Matteo – si è basato su una richiesta di verifica di alcuni dati che ci sono stati forniti dalla Cgil, che delineano la mancanza di personale in ogni reparto ospedaliero. Abbiamo constatato l’evidente dicotomia tra la figura “virtuale” dell’ospedale, così come è stato ridisegnato nel Piano Sanitario Regionale, e la sua effettiva realtà, con personale costretto a fare doppi turni di lavoro per sopperire alla grave carenza di organico, e che per questo non può assicurare un corretto svolgimento di tutte le attività sanitarie previste nell’ospedale».

«Abbiamo chiesto – continua Di Matteo – ai dirigenti Asl la garanzia della funzionalità dei reparti: se non si riesce a provvedere ad una loro piena operatività è meglio chiuderli, perché continuare a svolgere il servizio con carenza di personale e strumentazioni inadeguate è un attentato alla salute dei cittadini».

In base al rapporto della Cgil a Sant’Omero mancano 24 infermieri, un primario di ortopedia, 4 medici ortopedici, 2 medici di medicina generale, 5 medici di chirurgia generale, 4 medici di pronto soccorso, 16 operatori socio-assistenziali. Il rapporto infermieri-posti letto è a Teramo di 2 a 1, mentre a Sant’Omero 0,45 a 1, Giulianova 1,15 a 1, Atri 1,25 a 1. Il dato più sconcertante è però quello che evidenzia come a Teramo ci siano 26 fisioterapisti e a Sant’Omero 4, a fronte di un numero di prestazioni annue quasi uguale.

Il dirigente della Asl di Teramo Mario Molinari ha delineato le principali difficoltà incontrate finora nella gestione del personale dei quattro ospedali: il divieto della Regione di assumere personale a tempo indeterminato, e il rifiuto del personale sanitario attualmente in graduatoria di spostarsi per venire a lavorare a Sant’Omero.

«E’ necessario un atto di forza della dirigenza della Asl – ha proseguito Di Matteo – per scardinare questo antico sistema clientelare che fa sì che pur di avere il lavoro sotto casa e a non spostarsi dove maggiormente serve, si è disposti anche a percorrere vie traverse e poco ortodosse. Ma c’è bisogno di un cambiamento di rotta anche in Regione: non è possibile che in Abruzzo ci siano 35 ospedali, di cui 22 pubblici e 13 privati sovvenzionati. Non è altrettanto concepibile che nelle altre tre province ci siano in media 10 strutture ospedaliere per una popolazione uguale o poco superiore a quella del teramano, dove gli ospedali sono solo 4 e che oltretutto con una grave carenza di organico. Per uscire dall’emergenza è necessario anche l’appoggio dei consiglieri regionali di Teramo, che chiameremo ad assumersi le proprie responsabilità».

A fine marzo è previsto un secondo incontro con i dirigenti Asl per verificare i primi interventi effettuati da Molinari, mentre l’Unione dei Comuni ha intenzione anche di convocare a breve un consiglio comunale aperto, nel quale verranno chiamati a partecipare anche i consiglieri e assessori regionali eletti nel teramano, per chiedere un appoggio nella richiesta di revisione del piano Sanitario Regionale.

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