dal settimanale Riviera Oggi numero 714 dell’11 febbraio 2008

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sentirete parlare di lui. Poliedrico, surrealista, matto quel tanto che basta ad aizzare la danza della creatività artistica, Alberto Angelini si definisce videoartista, è un ragazzo sambenedettese di 26 anni, è un emigrante nel tempo della Rete.
Al di qua della macchina da presa è un “artigiano” che si sta cimentando in vari ambiti (assistenza di scena, jingles per la televisione, sceneggiatura). La gavetta non gli fa paura.
Ad Amsterdam lavora come montatore free lance e ora sta collaborando al montaggio di un documentario sul pittore Rembrandt firmato dal noto regista gallese Peter Greenaway.
Parallelamente autoproduce brevi documentari che circolano su Youtube (www.youtube.com/albertfigurt). «La videoarte mi affascina perchè è trasversale, è un linguaggio in cui confluiscono diversi linguaggi, dalla musica alla scrittura».
Angelini ha studiato cinema al Dams di Bologna e pianoforte al conservatorio; conclusa una prima esperienza da jolly tecnico per l’emittente milanese All Music ha fatto il salto al nord, in Olanda.
Di lui colpisce una frase sulla distanza apparentemente incolmabile fra la provincia sonnolenta e la metropoli culturalmente e professionalmente stimolante.
«Non puoi rendere vivibile una città come Milano, anche se ci stanno provando. San Benedetto, invece, puoi benissimo renderla più stimolante oggi che abbiamo i mezzi per essere altrove anche rimanendo seduti a una scrivania».
Parlando della tua esperienza non si può evitare di parlare di San Benedetto e delle opportunità (poche) che offre ai giovani che vogliono cimentarsi nei lavori intellettuali.
«Credo di essere andato via da San Benedetto, oltre che per gli studi, anche per entrare in contatto con persone che lavorano nel campo degli audiovisivi. Qui da noi ho tutta la tecnologia che serve per lavorare, però mi è sempre mancata un’equipe di persone attorno. Ci sono pochi appassionati e mancano i luoghi d’incontro per loro. Ma non sono un’integralista della metropoli, Amsterdam è il compromesso fra Milano e la vivibilità di San Benedetto, che continuo ad amare. Dispiace che la provincia sia condannata a rimanere satellite del “centro dell’impero”, anche ora che il web ha creato una nuova circolazione del sapere. Paradossalmente ora che sto in Olanda ho più contatti lavorativi con l’Italia rispetto a quando stavo a Milano».
La fuga dei talenti da un lato, la crisi dell’università italiana dall’altro. Che consiglio ti senti di dare ai giovani sambenedettesi in cerca di una svolta nel loro lavoro?
«Consiglio di mettersi alla prova, cercare gli ambienti e le persone vicine ai propri interessi. L’università oggi non è più un luogo di aggregazione costruttiva, non ti mette in condizioni di sporcarti le mani».
C’è troppa teoria e poca pratica?
«Solo teoria, e non solo nel mio mestiere. A me piacciono le “agenzie matrimoniali”, quei luoghi dove si creano contatti lavorativi e affinità culturali. Si fa la gavetta, è ovvio, ma ci si crea un portfolio di lavori, un curriculum, legami interpersonali che in questo tipo di lavoro contano molto».
Non hai scelto Amsterdam casualmente, vero? Si è trattato di un ritorno al tuo punto d’inizio…
«Nel 2005 ci passai un periodo di vacanza e realizzai il cortometraggio “No dike can dam the streams of consciousness” che mi è valso l’ammissione al seminario “Farecinema” diretto dal regista Marco Bellocchio e anche una nota di merito da parte di Morando Morandini. Ha segnato la fine del mio periodo di studi e il mio ingresso nel mondo pratico. Poi c’è stata Milano. Diciamo che sono tornato in Olanda per chiudere un cerchio e tornare alla prima fonte d’ispirazione per questo lavoro».

Per dare un’occhiata all’attività musicale di Alberto Angelini si può visitare il suo myspace all’indirizzo http://www.myspace.com/noisetalgica

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