SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Mi dà fastidio che venga messo in discussione l’amore che nutro per questi colori. Sono di Martinsicuro e mi sento sambenedettese, da sempre. A tempo debito replicherò alle tante critiche che vengono mosse al sottoscritto e alla mia famiglia e che non rispondono a verità. Adesso non serve. Ora dobbiamo remare tutti dalla stessa parte, dobbiamo essere un unico coro e la stessa forza, per il bene della Samb».
La salvezza sopra ogni altra cosa, dunque. Sopra le polemiche, le critiche e i dissidi, esterni e interni alla società. L’obiettivo salvezza al di là dei veleni e della delusione che serpeggia in città. Il presidente Gianni Tormenti, provato dai giorni difficili che si stanno vivendo in casa rossoblu, chiama a raccolta tutto l’ambiente. Solo per amore della Samb.
In mattinata l’imprenditore di Martinsicuro ha parlato (da solo) con mister Piccioni, poi, nel pomeriggio, ha avuto un colloquio con la squadra. «Il momento è molto delicato» dice. «Sto facendo il possibile per fare tornare la tranquillità che c’era prima. Senza quella non si va da nessuna parte. Sono deluso e arrabbiato per l’eliminazione dalla Coppa Italia – siamo entrati in campo poco concentrati: che ci serva da lezione – però adesso chiedo a tutti il massimo impegno per vincere la crisi: credo ancora nelle qualità della squadra, anzi: è proprio quello il motivo alla base della mia rabbia, e sono convinto che ha le capacità per salvarsi. Li ho visti mortificati da questa situazione, sono pronto a scommettere sulla loro voglia di riscatto».
Nei giorni scorsi ha tenuto banco la querelle Nucifora-Piccioni. Per Tormenti «non c’è e non c’è stata nessuna guerra tra il nostro direttore sportivo e l’allenatore, ma solo esternazioni dovute al nervosismo del momento. L’importante è che alla fine ci si chiarisca, per il bene della Samb. Guardo al lato positivo della cosa: certe tensioni sono la prova che in società non c’è apatia, ma interesse a che la situazioni si sistemi. Va anche detto che le due sconfitte di fila rimediate, anche in considerazione del fatto che le squadre che continuano a fare punti, hanno fatto più rumore del dovuto. E in questa situazione di precarietà e preoccupazione ogni parola è stata presa per sbagliata».
Secondo Tormenti comunque la posizione dell’allenatore rossoblu non è mai stata in discussione: «Piccioni gode della fiducia mia e del direttore sportivo. Per quanto mi riguarda non esiste nessun “caso” Piccioni».
Altro “tasto” dolente: il pubblico sempre più distante dalla squadra e il clima di sfiducia attorno alla proprietà. «Non sto qui a commentare quello che viene scritto detto dalla gente. Il pubblico, certo, ha ragione: i risultati non arrivano e prestazioni come quella di mercoledì lasciano l’amaro in bocca. Possiamo stare qui a discutere della gestione della famiglia Tormenti quanto volete, ma adesso non serve. Ora occorre l’unità di intenti. Può sembrare una richiesta di comodo la mia, ma non lo è: semmai è un appello civile ha a chi ha a cuore questi colori. Siamo in difficoltà e abbiamo bisogno di sostegno. Le critiche le accetto, ci mancherebbe, ma il gruppo è questo e con questo ci dobbiamo salvare. Non voglio fuggire dalle responsabilità, sono qui, non scappo e quando sarà il momento ne risponderò in prima persona».
«Mi auguro che la tifoseria sambenedettese ci dia una mano – conclude Tormenti – So che se vuole può essere un’arma in più. Ricordo ancora due anni fa la finale play out contro il Lumezzane: ero allo stadio e ho avvertito la fiducia della gente, ho visto i calciatori entrare in campo consapevoli di giocare con un uomo in più».

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