SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «La retrocessione in Serie C2 della Samb sarebbe la più grande delusione della mia carriera: dobbiamo salvarci a ogni costo, la C1 rappresenta un patrimonio per l’intera città che non va assolutamente disperso. Incomprensioni, errori e polemiche? Adesso conta solo la salvezza. La sosta giunge nel momento propizio: torneremo il gruppo di ferro che eravamo fino a meno di 15 giorni fa».
La notte sembra avere portato consiglio a Enrico Piccioni. L’allenatore rossoblu il giorno dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia per mano del San Marino, appare molto più sereno. Mercoledì l’espressione del suo volto e le sue parole avevano quasi fatto paventare l’ipotesi dimissioni, oggi invece il faccia a faccia nel chiuso dello spogliatoio con i suoi giocatori gli ha restituito la fiducia indefessa nella squadra capace, fino a tre domeniche fa, di stupire tutto e tutti.
«Non dovevo decidere niente, volevo solo guardare i ragazzi negli occhi» spiega Piccioni. «In questi giorni ho avvertito parecchia tensione. Volevo verificare personalmente certe cose: ho detto alla squadra di pensare all’allenamento di oggi come al mio primo giorno, lo scorso novembre. Dobbiamo rimetterci a correre, riprendendo a fare le cose che facevamo non più di due settimane fa».
Sul San Marino: «Una brutta partita, ci tenevo a passare il turno, è stata una grossa delusione per il sottoscritto. Abbiamo mancato un obiettivo, c’è poco da dire, e siccome sono al timone della squadra mi assumo la responsabilità di quanto è successo. Adesso però pensiamo al campionato e ad affrontare le 9 partite che restano nel migliore dei modi».
Andiamo per gradi. Ha detto: «In questi giorni ho avvertito parecchia tensione». Perché secondo lei?
«Forse siamo andati dietro a troppe chiacchiere dopo la sconfitta di Perugia. Prendiamo Alfageme: quanto ho detto di lui negli spogliatoi del “Curi” voleva solo fungere da sprone nei confronti del ragazzo, che ritengo possa dare molto di più. Non era né un attacco alla società, né al direttore sportivo».
E veniamo a Nucifora: il chiarimento di martedì scorso ha sancito la pace definitiva tra lei e l’avvocato?
«Abbiamo parlato come abbiamo fatto altre volte in passato. Come in ogni famiglia ci possono stare delle vedute diverse, ma non credo si possa parlare di scontro frontale. Abbiamo chiarito il discorso di Alfageme. Ma al di là di errori e incomprensioni che ci possono essere state, in questo momento conta solo la salvezza. Sarà il tempo, poi, a giudicare determinate cose. Dobbiamo ritrovare la tranquillità perduta e ritornare il gruppo che eravamo e che nessuno può intaccare: né le critiche della stampa, né quelle dei tifosi. Stavamo facendo qualcosa di importante, dobbiamo rimetterci in marcia, facendo quei punti che restano per la salvezza».
Si è sentito in discussione in questi giorni?
«E’ una domanda che non mi sono posto, forse perché lo sono sin dal primo giorno in cui sono arrivato. Non è presunzione la mia, ma semplice consapevolezza che quando si lavora nel calcio ci sono sempre delle persone che ti giudicano. Contano solo i risultati. fino a due settimane fa eravamo da play off, oggi siamo tutti in discussione».
Il ds Nucifora lunedì, nel vostro incontro, le ha suggerito di cambiare modulo in trasferta.
«Lo schema è quello e resterà tale. Con il San Marino ho provato a giocare con due centrocampisti e le cose non sono andate benissimo: è arrivata l’ennesima conferma che il 4-3-2-1 è il modulo che meglio si adatta alle caratteristiche dei nostri giocatori».
Dicevamo della salvezza: il clima di contestazione che regna attorno alla squadra è un problema in più.
«L’ho già detto ai ragazzi: dobbiamo solo stare concentrati sull’obiettivo salvezza. La squadra, molto giovane, subisce i fischi e le critiche, certo, ma deve crescere sotto questo punto di vista. Dobbiamo fare tesoro di quanto è successo prima, fare quadrato e lottare per un obiettivo che non può sfuggirci. Certo avere il pubblico dalla nostra parte sarebbe un bel vantaggio. Devo dire che da parte mia un pizzico di rammarico c’è: quello di non avere ancora visto, quest’anno, il vero pubblico sambenedettese».

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