SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Le macchine confezionatrici della Foodinvest non si toccano». Si tratta della rivendicazione verso politica, magistratura e Guardia di Finanza fatta dagli operai dell’azienda di surgelati vegetali di Porto d’Ascoli, prossima alla chiusura per una “mancanza di redditività” opinata dalla proprietà e caldamente contestata nel merito dagli 80 dipendenti.
Lungo è l’elenco fatto dagli operai sulle aziende degli imprenditori Aristide e Mario Malavolta che hanno vissuto momenti di difficoltà. Da questo elenco, per usare un eufemismo, gli operai hanno ricavato un giudizio poco positivo sulla famiglia di imprenditori. E lo hanno espresso in maniera civile e facendo appello a definizioni accademiche.

«La famiglia Malavolta, negli anni della sua attività imprenditoriale, ha acquistato o preso in gestione numerose aziende in Italia ed Europa. Aziende chiuse per perdite insanabili, o dal fatturato ridotto del 50% a causa della perdita delle commesse. Nella recente conferenza stampa a San Benedetto – si legge nella nota degli operai – la famiglia Malavolta ha addossato tutte le colpe dell’imminente chiusura dello stabilimento di Porto d’Ascoli per gravi inadempienze. La malasorte, evidentemente, si accanisce contro questa famiglia di imprenditori, perché lo stesso tragico destino accomuna tutte le aziende da loro gestite. Viceversa, le maestranze di Porto d’Ascoli, definiscono l’imprenditore Aristide Romano Malavolta e suo figlio Mario ”irresponsabile” in accordo con la dottrina sociologica italiana del Professor Luciano Gallino, noto sociologo economico».


Nella definizione accademica ripresa dai dipendenti Foodinvest, un imprenditore irresponsabile è una figura incapace di effettuare politiche economiche ottimali per il territorio e per la sua stessa proprietà, della quale si “nutre”, sfruttandola fino al crollo economico per poi usufruire dei tanti incentivi statali per il risanamento o la chiusura, per poi dirigersi in altre parti del territorio, per ricominciare il complesso ciclo economico acquisto-sviluppo-recessione-crollo.

Questa è la dichiarazione d’intenti resa pubblica dai dipendenti della ex Surgela: «Affinché il nostro sacrificio e quello degli altri lavoratori delle aziende del gruppo non sia vano insistiamo nel raggiungere l’obiettivo del fallimento della famiglia Malavolta, e lo ribadiamo alle organizzazioni sindacali delegate a tutelare i lavoratori iscritti e non iscritti. I lavoratori uniti invitano i rappresentanti di categoria territoriali, regionali, provinciali all’assemblea dei lavoratori che si terrà in azienda giovedì 6 marzo per relazionare sull’incontro che si terrà a Roma mercoledì 5 marzo sulla vicenda Foodinvest».

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