SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riceviamo dalle maestranze della Foodinvest di Porto d’Ascoli, in risposta alla conferenza stampa tenutasi il 25 febbraio presso l’hotel Arlecchino da Mario e Aristide Romano Malavolta, e pubblichiamo integralmente:
«I signori Malavolta hanno acquistato dopo attente valutazioni tecnico-economiche, lo stabilimento di Porto D’Ascoli dalla multinazionale Nestlè a 11,5 milioni di euro partendo da una valutazione di 7 milioni di euro: evidentemente si è arrivati a pagare tale somma per la competitività dello stabilimento. Chiunque avesse avuto intenzione di acquistare il sito (Malavolta-Pignoletti e Rolli) avrebbe dovuto cedere la linea 8 styr-fry (piatti pronti) e gli stessi styr-fry allo stabilimento di Benevento.

Dietro oculato consiglio Malavolta ha ottenuto che la linea 8 rimanesse a Porto D’Ascoli, trasferendo solo gli styr-fry a Benevento. Quindi come già prestabilito nel contratto d’acquisto, il fatturato è sceso da 41 milioni di euro (2002) a 25 milioni di euro (2006): il confezionamento styr-fry è stato trasferito per motivi politici a Benevento; nonostante tutto lo stabilimento di Porto D’Ascoli ha continuato a produrre lo styr-fry (per oltre 2 anni), poiché Benevento non riusciva a soddisfare le commesse. Tuttavia di queste agevolazioni, economicamente consistenti, la famiglia Malavolta se ne guarda dal parlarne.
Il contratto d’acquisto prevedeva inoltre da parte della Nestlè un decremento del 10% annuo, che il nuovo acquisitore, in questo caso Malavolta doveva reintegrare con nuovi clienti.
Il passaggio del fatturato da 41 milioni (2002) a 17 milioni di euro (2007) è stato accompagnato da una drastica riduzione del personale già nel 2005, con la messa in mobilità di 40 addetti, proprio per la diminuzione del fatturato di cui la proprietà era consapevole ma che si è guardata bene dall’integrare da ulteriori commesse decantate per la Marollo.
L’unico cliente che la famiglia Malavolta ha portato è la Lidl (per un quantitativo marginale) che poi è stato perso per volontà politica della proprietà, che non ha acquistato gli imballi e le materie prime necessarie per soddisfare la commessa.
La ripetuta mancata acquisizione (settembre-dicembre 2007) ha generato una conseguente perdita di fatturato patri a 4 milioni di euro: riuscendo a soddisfare anche in parte la commessa Nestlè saremmo arrivati ad un fatturato simile a quello precedente (2006 – 25 milioni di euro).
A questo punto crediamo sia doveroso un confronto serio sui dati esposti: verificando fatturati annui e costi relativi e marginalità delle forniture. Siamo pronti a tale confronto.
Alla luce di questi dati, appare chiaro, signori Malavolta, che la vera emorragia nasce dall’incapacità di denigrare la nostra professionalità e dalla capacità di relazionare.
Alla faccia del “sentimentalismo industriale”: in questi tre anni c’è mancata la sua persona vista di sfuggita su qualche Tg.
Adesso anche noi ci aspettiamo dal signor Massimo Rossi, presidente della Provincia, quelle attenzioni che ha dedicato alla Marollo, con la messa in opera degli argini anti-esondazione e l’erogazione del contributo regionale di 12 milioni di euro, di cui la famiglia Malavolta si è fatta vanto: signor Rossi, le istituzioni hanno vigilato su come sono stati spesi questi soldi, “sangue” dei contribuenti?
Per tirare le somme, la famiglia Malavolta non ha pagato i contadini, i fornitori di imballi, i fornitori-esterni, le ditte esterne (manutentori), l’impresa di pulizie, il servizio vigilanza, i contributi Inps, i trasportatori, le utenze (acqua, luce, gas): i tanto nominati 17 milioni di euro (giudicati dalla proprietà ben poca cosa) dove sono andati a finire?
Inoltre la famiglia Malavolta ha definito le unità produttive di Teramo come quelle che hanno contribuito a sanare i debiti di Porto d’Ascoli, mentre esse stesse da un bel po’ di tempo sono già chiuse, poi date in affitto e poi finite con il personale in cassa integrazione.
Le maestranze, creditori privilegiati, si domandano come mai gli altri creditori chirografari del concordato si crogiolino in una quiete silente, fiduciosi nel gruppo Malavolta, nonostante i notevoli danni economici già subiti.
Sono proprio sicuri di ottenere quel già misero 40% sul totale che si evince da concordato?
Signor Aristide Romano Malavolta acquisendo l’azienda di Porto d’Ascoli, lei si è presentato in assemblea dai lavoratori con queste parole “le multinazionali non hanno un cuore, io sì!”.
Il suo cuore di pietra sta mettendo sul lastrico 82 famiglie».

Riportiamo inoltre in allegato Pdf una lettera delle maestranze della Foodinvest a Walter Veltroni.

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