SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La Foodinvest starebbe chiudendo per salvare la Marollo di Rotella, seconda azienda di surgelati nel Piceno del gruppo industriale Malavolta Corporate. Stando alle parole di Aristide e Mario Malavolta, «tenere in vita la struttura produttiva di Porto d’Ascoli sarebbe una scelta nociva ed esiziale per lo stabilimento di Rotella, che ha attualmente dei margini positivi, e che sarebbe obbligato a pagarne le perdite di tasca propria, con tutte le conseguenze che ne deriverebbero sul giro di affari e sui lavoratori, con il rischio di ripetere a Rotella la stessa identica vicenda di Porto d’Ascoli».
Insomma, quello della storica Surgela sarebbe un sacrificio a fin di bene, un nobile salvataggio romantico dei lavoratori licenziando altri lavoratori.
Niente paura, dicono i Malavolta durante la loro conferenza stampa all’hotel Arlecchino di San Benedetto chiusa con un’uscita ingloriosa fra fischi e insulti. «L’unica possibilità di salvaguardare almeno in parte l’occupazione è purtroppo proprio quella di sacrificarne una parte, con ovviamente tutte le tutele degli ammortizzatori sociali. Nella Marollo confluiranno parte della produzione e delle maestranze di Porto d’Ascoli».
Ma perché non converrebbe mantenere produttiva la Foodinvest? Gli operai più che di crisi di mercato hanno sempre parlato piuttosto di una chiara volontà da parte dei Malavolta di non continuare a produrre a Porto d’Ascoli, ad esempio non rifornendo la fabbrica dei materiali per gli imballaggi dei surgelati.
«Si chiude per l’andamento fortemente negativo del fatturato – sostengono i Malavolta – da un giro di affari di 41 milioni di euro nel 2002 siamo passati a 24 milioni nel 2004, 20 milioni nel 2006 e 17 milioni nel 2007».
Sui costi per l’approvvigionamento idrico, sostengono, nulla ha potuto neanche l’azione del Comune, che insieme al gestore Ciip ha anche speso dei soldi pubblici per un sistema di captazione delle acque da alcune falde vicine al fiume Tronto.
Per quanto riguarda il contratto di fornitura con la Nestlè – la multinazionale è stata proprietaria della Foodinvest fino a pochi anni fa, ndr – i Malavolta parlano di “rescissione unilaterale”.
Su questo punto, come su altri aspetti, i sindacati e i lavoratori non sono del tutto d’accordo, tanto per usare un eufemismo.

La Nestlè, ha sostenuto Giuseppe Pacetti della Uil, aveva chiaramente affermato che avrebbe disdetto la commessa solo per inadempienza della ditta.
C’è di più. La Nestlè ha disdetto gli ordini di produzione due giorni dopo l’avvio del licenziamento collettivo alla Foodinvest da parte della Malavolta Corporate. Perché? Per gli operai e i sindacati ci sarebbe stata una volontà scientifica di fermare la Foodinvest e portarla alla chiusura, magari per coprire i debiti del gruppo industriale.
POSSIBILI ACQUIRENTI Sorprendentemente, i Malavolta smentiscono anche l’esistenza di trattative avanzate per la cessione di Foodinvest e Marollo alla cordata imprenditoriale del re dei maccheroncini di Campofilone Enzo Rossi. E lo fanno con queste parole contenute in una loro nota ufficiale: «Ci sembra inoltre opportuno ricordare che ad oggi non ci è pervenuta da parte di alcuno la dichiarazione di volontà di acquisto dello stabilimento di Porto d’Ascoli, ma solo tentativi meramente speculativi, che si aggiungono a diverse voci e informazioni fatte circolare a fini fuorvianti».

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