SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Infuocato incontro fra le istituzioni, i sindacati e i rappresentanti della Malavolta Corporate proprietaria dell’azienda di surgelati Foodinvest.
Era presente anche il commissario giudiziale Paolo Petrocchi, designato dal tribunale di Ascoli per seguire l’adempimento delle previsioni di rientro dai debiti contenute nel concordato preventivo proposto dalla Malavolta Corporate per lo stabilimento di Porto d’Ascoli.
Petrocchi avrebbe affermato di essere venuto a conoscenza della messa in mobilità dei lavoratori dalla stampa. Due giorni dopo l’avvio del licenziamento collettivo, la Nestlè ha disdetto i suoi ordini di produzione. A questo punto ci si chiede come farà la Foodinvest ad adempiere alla proposta di concordato, che prevede una produzione fino a settembre 2008 proprio per la Nestlè. Un’evidente incongruenza, a detta di tutti, anche dell’assessore provinciale al Lavoro Emidio Mandozzi.
Perchè licenziare i dipendenti prima di sapere di non avere più gli ordini di produzione della multinazionale? Per i lavoratori e per i sindacati Malavolta ha tutta l’intenzione di portare alla chiusura la Foodinvest, mettendola a garanzia dei debiti del suo gruppo.
«C’è di peggio – afferma Giuseppe Pacetti della Uil – la Nestlè aveva chiaramente detto che avrebbe disdetto la commessa solo per inadempienze della ditta». Verrebbe quasi da pensare che le inadempienze sono state provocate ad arte.
Ma perché? La risposta di Pino Marucci dell’Ugl è questa: «C’è una chiara volontà di non produrre, di far morire questa azienda. Malavolta se ne assuma la responsabilità di fronte al territorio».
I sindacati chiedono a gran voce che il commissario Petrocchi valuti e comunichi al giudice Carlo Calvaresi se la proposta di concordato regge ancora, alla luce della disdetta della commessa Nestlè.
Inoltre chiedono che la Malavolta Corporate affitti o venda lo stabilimento di Porto d’Ascoli prima che sia troppo tardi. Afferma Gabriele Napoletani della Cgil: «Ogni volta che incontriamo ambasciatori di Malavolta è peggio. Oggi ci è stato detto che domani – il 20 febbraio, ndr – Malavolta avrebbe comunicato al sindaco Gaspari se la proposta di affitto può essere presa in considerazione. Ma a cosa servirà, se la proprietà ci lascia letteralmente a piedi e addirittura vuole svuotare le celle frigorifere dell’ammoniaca?».
Manca sempre più la terra sotto ai piedi agli operai che con cartelli, tamburi e cori nel pomeriggio di martedì in viale De Gasperi hanno di nuovo esternato tutto il loro astio verso la proprietà Malavolta .
Quello che auspicano è che la proposta di concordato venga respinta dal tribunale e che si passi così alla procedura di fallimento. Solo così possono sperare che la Foodinvest possa tornare a produrre. E che venga revocata l’ipoteca che di fatto Malavolta ha messo sullo stabilimento, vincolandone la vendita al pagamento dei debiti del gruppo [CLICCA QUI].
E la cordata di imprenditori con Enzo Rossi, il re dei maccheroncini di Campofilone? Stando ai sindacati non ci sarebbero ancora piani industriali e proposte concrete di investimenti e assunzioni, insomma ancora nulla. E lo scetticismo degli 80 lavoratori a rischio sale sempre più.
«Finora Rossi ha parlato di noi solo sui giornali», ci dicono alcuni rappresentanti sindacali.
L’assessore Mandozzi però è più cauto verso Rossi e dice che la sua cordata si è fatta avanti per l’acquisto, aggiungendo però che «Malavolta sembra non voler lasciare».
Domani Malavolta dovrebbe dire quando e come cesserà la produzione: ennesima dilazione di una tragedia economica annunciata, in una azienda che ha fatto la storia di San Benedetto e dell’industria dei surgelati.
La confusione sotto il cielo è tanta, l’ira degli operai pure, e si sentiva sotto le finestre del Centro per l’Impiego di viale De Gasperi.
Alla Foodinvest oggi e per le prossime quattro settimane si tritura basilico da surgelare. Si continua a lavorare, aspettando con i volti scuri e la rabbia in corpo.

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