SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Le strade della nostra infanzia erano animate da decine e centinaia di bambini, che ne erano i padroni indiscutibili: dai diciotto anni in giù, fino a chi, era in grado di camminare solo da poco, la fauna dell’adolescenza e dell’infanzia si esprimeva con allegria e inventiva. Era il tempio del gioco, della libertà; citiamo, dimenticando sicuramente qualcosa: nascondino, chiapparella, guardie e ladri, la campana, i giochi con l’elastico, napoleone, strega comanda color color, le belle statuine di venezia, i giochi con la corda, regina reginella, un due tre stella, muoversi stando fermo, morra cinese, rialto, infinite partite di calcio con un garage per porta e decine di varianti, un filo per fingere di avere una rete da pallavolo, cerbottane, fionde costruite artigianalmente, capanne di cartoni dove gruppi di bambini si sfidavano con lancio di sassi e legna, carretti con rotelle, sfide in bicicletta, mini-olimpiadi
Ed ora? Dove sono i bambini? Certo, ce ne sono di meno. Ma sono invisibili. Per strada non ci sono. Non giocano: lavorano. La loro vita è organizzatissima; difficilmente vi è un luogo dove si muovono senza il controllo di un adulto. E le deviazioni che, oggi come un tempo, ci sono, vengono ovviamente e giustamente combattute, diventano però delle battaglie talmente ossessive da far credere che lì vi sia un male assoluto dell’infanzia e dell’adolescenza: pensiamo al bullismo, da sempre esistito (chi non ha avuto il compagno più grande e prepotente con cui confrontarsi?), che in questi ultimi anni però sembra diventato una fobia nazionale.
Per non parlare del delicatissimo tema della pedofilia: talmente dibattuto che di questi tempi non è più possibile, per un adulto, abbracciare e scherzare con un bambino con cui si abbia relativamente poca confidenza.
Persino i lodevoli tentativi di costruire “Città per i bambini“, sono in realtà delle iniziative residuali: i bambini devono poter giocare sotto casa, in cortile, non in “riserve indiane” urbane.
C’è poi un altro aspetto da non sottovalutare: fino agli anni Settanta o Ottanta – e poi sempre meno – i più giovani avevano modo di crescere a contatto con il mondo senza l’assillo del denaro: un pallone, un gesso, un mazzo di carte, un elastico bastavano per ritagliarsi il proprio tempo di felicità. Adesso non vi sono più, o quasi, luoghi dove l’infanzia e il gioco possano esprimersi liberamente: i campetti di calcio a 5 sono tutti a pagamento, le scuole calcio sono a pagamento, i corsi culturali o musicali o sportivi idem. Se già nei primi anni della vita non esistono spazi per la libertà dal denaro, diventa difficile immaginare quanto spazio per la fantasia possano avere questi ragazzi una volta adulti. Probabilmente non lo avranno.
Certo, si dirà, attraverso internet e le nuove tecnologie i giovanissimi riescono a far cose inimmaginabili fino a dieci anni fa. Sicuro. Ma è molto triste che abbiano solo questo.

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