SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Continua la battaglia di Maria Pia Maoloni, la mamma delle due bimbe “contese”, riaffidate al padre belga a seguito di una sentenza del Tribunale per minorenni di Mons. Da alcuni mesi, infatti, ai sensi della Convenzione de L’Aja, la Maoloni chiede, attraverso il Ministero della Giustizia, di poter visitare le due bambine.

Tuttavia sembrano sorgere nuovi problemi: non è stata ancora fissata la data dell’udienza per il ricorso in appello contro la sentenza di affidamento delle minori al padre; lo stesso è avvenuto per i nonni materni, che vivono in Belgio, che hanno depositato la richiesta di visita il 16 aprile 2008.

Riguardo le bambine, nello scorso mese di dicembre entrambi i genitori delle bambine sono stati convocati a Mons, dal Direttore dell’Ufficio Pubblico di Aiuto all’Infanzia, Taoufik Bensaida, per predisporre gli adeguati interventi di protezione delle bambine, come disposto dal Tribunale per i Minorenni di Mons già il 3 ottobre 2006 e ribadita nell’aprile 2007: «Quindi con oltre un anno di ritardo» commenta l’avvocato Gabriella Ceneri.

Poiché la signora Maoloni non si è potuta presentare in Belgio (su di lei vige un mandato di arresto per sottrazione di minore), alla presenza dei suoi due avvocati belgi Bensaida affermava che «nell’interesse superiore delle minori» occorreva permettere l’incontro tra la mamma e le bambine; questo doveva avvenire, per via telefonica, lo scorso 21 dicembre, in viva voce, alla presenza del padre; cosa che poi non è accaduta, ufficialmente perché il padre non si era presentato.

Tuttavia Bensaida spiegava telefonicamente alla signora Maoloni che le sue azioni di denuncia pubblica, condotte attraverso i media e soprattutto internet nei confronti delle autorità belghe, l’avevano posta in cattiva luce e che, quindi, sarebbe stato meglio ritirare le accuse nei confronti del padre e del nonno paterno, «per dimostrare di essere cambiata». Bensaida avrebbe detto alla signora che «sarebbe una buona cosa», chiarisce la Ceneri.

A fine gennaio, infine, le autorità belghe stabiliscono che le bambine restano affidate al padre; si è disposto un percorso teraupetico per le bambine; si è invitato il padre a far scrivere alla mamma un biglietto di auguri e di saluti; si è poi invitata la signora Maoloni ad iniziare una “terapia individuale capace di aiutarla a ricostruirsi uno stato d’animo positivo e favorevole ad una ripresa dei contatti con le sue bambine”.

«Nessuna madre nei panni della Maoloni potrebbe riconquistare la serenità d’animo senza conoscere le reali condizioni di vita delle proprie figlie – scrive l’avvocato Ceneri – e soprattutto senza avere la certezza di poterle riabbracciare. Inoltre, di fronte alle denunce depositate al Tribunale di Mons nei confronti di padre e nonno, Bensaida afferma che “quello che appare inconfutabile è che loro non sembrano per niente in pericolo nel contesto familiare paterno” ».

Nella posta del 15 febbraio la signora Maoloni ha trovato una vera sorpresa: una letterina di auguri delle figlie per il suo compleanno. La missiva, datata 2 gennaio 2008, appare effettivamente scritta dalle bambine e contiene oltre a tanti cuoricini, anche alcuni significativi disegni spontanei della figlia maggiore, che ha quasi 9 anni. «Stanotte ho dormito con il biglietto sotto il cuscino – dice la signora Maoloni – mi consola sapere che le mie figlie pensano a me con tanto affetto, ma mi rattrista il fatto che le autorità belghe non mi consentano neppure di sentirle al telefono! Una cosa è certa: io non mi rassegno e continuerò a lottare con tutte le mie forze, per difendere le mie bambine».

L’avvocato Ceneri, nei prossimi giorni, si attiverà nuovamente per rimuovere la decisione presa, pregiudizievole per le bambine: in base alla Convenzione di New York del 1989, infatti, i minori hanno diritto a conservare rapporti significativi con entrambi i genitori, anche in condizioni estreme.

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