SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Esondazione del fiume Tronto del 10 aprile 1992, si aggiunge un nuovo tassello alla lunga vicenda giudiziaria. La Corte d’Appello di Perugia ha accolto un ricorso presentato dal Comune riconoscendo la sussistenza di un danno economico cagionato dal Provveditorato Opere Pubbliche di Ancona, nella persona dell’ingegner Vincenzo Mattiolo, progettista del nefasto restringimento degli argini del fiume. Lavori che paradossalmente avrebbero dovuto mettere in sicurezza l’alveo del tortuoso corso d’acqua.

L’ammontare esatto dei danni è ancora da quantificare, ma cittadini e Comune ora hanno un serio motivo in più per sperare in congrui risarcimenti da parte del Ministero delle Infrastrutture.
«Ora si apre uno scenario nuovo, ci attiveremo per una ricognizione minuziosa dei danni, per quantificarli in vista dei risarcimenti». Così il sindaco Giovanni Gaspari ha commentato la notizia avuta dal legale del Comune Francesco Voltattorni. A livello penale i reati sono caduti in prescrizione, ma ora il procedimento civile va avanti con nuove speranze per gli alluvionati.

LA VICENDA GIUDIZIARIA Diverse e altalenanti le pronunce della giustizia negli anni che hanno seguito il più grosso disastro naturale che il quartiere di Porto d’Ascoli ricordi, un’esondazione che non fece vittime ma causò gravi danni alle aziende e ai cittadini. Il primo processo iniziò il 2 marzo 2001.
Nel 2004 Mattiolo venne condannato a due anni e tre mesi per disastro colposo, nonostante la sua difesa sostenne che l’esondazione fu causata dalla mancata manutenzione del fiume, dalla presenza di vegetazione sull’alveo, e da manufatti realizzati da privati.

L’accusa invece sostenne che la colpa era delle nuove arginature, che diminuirono la sezione del fiume a 70 metri. La pioggia caduta in quei giorni, del resto, non era così copiosa da configurare un evento eccezionale e una piena inevitabile.
In Appello, il 22 febbraio del 2006, la Corte di Ancona ribaltò la sentenza assolvendo Mattiolo con formula piena. In 25 tra enti, cittadini e imprese, che si erano costituiti come parte civile, già in primo grado non avevano visto accolte le richieste di risarcimenti. In secondo poi erano stati condannati a sostenere le spese processuali.
A marzo del 2007 in Cassazione la sentenza di Appello venne poi annullata. Dopo quella pronuncia si riaprì il contenzioso per il pagamento dei danni e il Comune costituitosi parte civile presentò un nuovo ricorso, accolto lunedì scorso.
Nel contenzioso per il risarcimento il comitato delle aziende e dei cittadini è difeso dagli avvocati Roberta Alessandrini e Raffaella Cardola.

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