dal numero 714 del settimanale Riviera Oggi in edicola da lunedì 10 febbraio

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un tripolarismo imperfetto. Sembra una definizione calzante per l’attuale assetto politico sambenedettese. Da una parte il colosso del Partito Democratico, il partito del sindaco Gaspari, dall’altra parte il centrodestra che malgrado gli smarcamenti dell’Udc è una “cosa” compatta quando fa opposizione, seppur blanda come negli ultimi tempi.
In mezzo, o meglio a lato, i partiti di quella aggregazione che nelle prossime elezioni politiche correrà sotto la bandiera della Sinistra Arcobaleno: Rifondazione Comunista (un assessore e un consigliere comunale), i Verdi (idem), forze extraconsiliari come Sinistra Democratica e Comunisti italiani che fanno sentire la loro presenza politica (soprattutto la prima) riunendo le proprie fila di “cosa rossa de noantri”.
A distanza i socialisti dello Sdi, più vicini al Pd anche se spesso con posizioni simili alla sinistra. Già, poi c’è l’Udeur, pressoché nullo ma che esprime l’assessore allo Sport Eldo Fanini, che a differenza dell’ex governo nazionale non è mai stato un bastian contrario. Stesso discorso per l’Idv del consigliere Francesco Bruni.
La sinistra, seppur esigua all’interno della maggioranza, ne è parte integrante. Gli assessori Settimio Capriotti (Rc) e Paolo Canducci (Verdi) sono fra i più attivi, nell’ambito delle politiche del traffico e della gestione dei rifiuti. Questioni peraltro ai primi posti dell’agenda di governo dell’intera maggioranza comunale.
In altri ambiti il peso della sinistra è minore, anche se maggiore è la sua coesione ideologica rispetto a partiti poco o per nulla radicati sul territorio (Udeur, Idv). Si generano così forme di contrapposizione per contrasto. Come quella di un Daniele Primavera che bacchetta l’amministrazione su lavori pubblici opinabili e poco discussi (piazza Matteotti) o su normative poco condivise (Piano Spiaggia) o come i due ragazzacci di Sinistra Democratica (Giorgio Mancini e Luca Spadoni) che propongono inascoltati regolamenti nuovi per le consulenze e un regime più parco di spesa pubblica.
La sinistra c’è, pesa poco ma c’è, chiedendo ragione di alcune scelte o di alcuni modi di operare che contesta. Ecco perchè è il terzo polo della politica locale, un contraltare del governo cittadino ma anche una sua parte integrante, per qualcuno (potenzialmente) disintegrante.
Esiste un modo di fare politica senz’altro amplificato e adattato dalla potenza dei media ma che non per questo si può bollare solo come ricerca di visibilità. O almeno non fino a quando a cercare la sua visibilità è in primis il partitone Pd, che guarda sott’occhio questi slanci comunicativi da sinistra, fra il risentito e l’indifferente ostentato. Allargando le braccia e dicendo “sò ragazzi” oppure pensando “tanto questi contano poco” oppure ancora credendo (in futuro?) “caro Walter, il Pd deve correre da solo anche a livello locale”.
Ebbene la sinistra ha la grande occasione di proporre in città un pensiero nuovo, alternativo alle forze del predominante bipolarismo nazionale, complementare alla forza di governo sambenedettese. Lo faccia.
Ma non tutte le sigle della “Cosa rossa” però ne approfittano. Prendete i Verdi: pur facendo battaglie giuste (la disinfestazione biologica dalla zanzare, ad esempio) dovrebbero esercitare di più il peso del “no etico” che gli viene attribuito da chi conosce la loro genesi politica. Si propone un tunnel sotto la spiaggia? Perchè nessun Verde esce sui giornali esternando la sua posizione? Forse sono scottati dal calo di popolarità nazionale?

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