ASCOLI PICENO – Quanto vale la vita di un caro ingiustamente venuto a mancare? E quanto tempo si può aspettare prima di vedere fare giustizia e mettersi l’anima in pace?
C’è qualcuno che sta aspettando da trentuno anni. Aspetta di sbrogliare il ricordo del proprio familiare dagli intricati grovigli della giustizia italiana. Aspetta il suo risarcimento, aspetta di chiudere una causa civile aperta troppo tempo fa.
A stazionare in questa lunga attesa sono i familiari di sei ragazze morte in un incidente stradale avvenuto sulla Salaria ad Arquata del Tronto il 14 febbraio del 1977.
Le ragazze, tutte giovanissime, dai 18 ai 26 anni, erano sul pulmino che doveva portarle a lavoro quando l’autista del mezzo urtò improvvisamente la fiancata di un camion parcheggiato male sulla strada e con carichi sporgenti. Il pulmino aziendale che aveva una capienza massima di nove persone ne trasportava invece sedici e fu letteralmente sventrato. Sei giovani donne morirono nell’impatto. L’autista ne uscì illeso.
«Da allora l’autista del pullman, quello del camion e il titolare dell’azienda furono condannati dopo nove anni di processo in sede penale – ha dichiarato all’Agi Francesco Paoli, fratello di una delle vittime, residente a Castel di Lama – ma nessuno di loro ha fatto mai un giorno di galera. Inoltre la causa civile dopo 31 anni è ancora ferma e mentre le banche e gli altri creditori della ditta di Arquata, ora fallita, hanno ottenuto tutto, spogliando il patrimonio della società stessa, noi non abbiamo avuto niente, anche perché ci siamo fidati di avvocati che non hanno fatto tutto il loro dovere. Ora siamo veramente stanchi e vorremmo che venisse chiusa la causa civile, non vogliamo continuare a soffrire».
A tale riguardo, il Sindacato dei Lavoratori ricorderà le sei ragazze morte nell’incidente in una speciale cerimonia che si terrà l’otto marzo proprio sul luogo della tragedia dove ora c’è una lapide.

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