OFFIDA – Raccogliamo con piacere l’invito di Sandro Vespasiani – missionario laico, originario di Grottammare, emigrato in Brasile – che ci scrive da Bahia, una regione del nord-est, per cercare di scoprire delle affinità tra la tipica manifestazione locale “Bumba meu boi” (danza mio bue) e “Lu bov fint”, lo storico Carnevale di Offida.
La rappresentazione brasiliana si svolge a seconda dei diversi villaggi e quartieri, dall’ultima quindicina di giugno fino alla fine di agosto, dura tutta la notte e il bue, come nella rievocazione offidana, è il protagonista.

Diverse le leggende brasiliane: quella che forse risente meno del sincretismo culturale ci descrive un povero bovaro che ruba un bue per nutrire la famiglia affamata, i suoi conoscenti lo rimproverano ma lui si scusa e il bue resuscita. Un’altra versione che ingloba le tradizioni europee e i riti feticistici africani narra di un colono Francisco, che per soddisfare la voglia della moglie in gravidanza, Catarina, di mangiare lingua di bue, sacrifica la bestia della fazenda. Quando il padrone si accorge dell’uccisione, ricerca Francisco. Il colono però trova rifugio fra gli indios della foresta e prova disperatamente a far resuscitare il bue con l’aiuto del medico e del prete.
Solo l’intervento dello sciamano si rivelerà miracoloso: questo diventerà il momento più atteso e suggestivo della rievocazione del “Bumba meu boi”. Le tribù, guidate dallo sciamano, entrano nell’arena per eseguire, a ritmo di preistorici samba, i riti tribali e propiziatori che consentiranno allo stregone di riportare in vita il bue.

L’animale fatto di una leggera armatura di legno ricoperta di tela nera, riccamente ricamata e con fronzoli multicolori, è animato dai partecipanti, come per il bue offidano che però non ha la prerogativa di resuscitare. Nella tradizione brasiliana la resurrezione o la guarigione dell’animale è il pretesto per grandi divertimenti, al contrario nel Carnevale offidano la mattanza dell’animale diventa il centro dei festeggiamenti.
Dunque sembra diverso il ruolo simbolico dell’animale che nella rievocazione offidana è legato alle antiche corride introdotte dalla dominazione spagnola o alla mattanza del bue per fornire carne alle mense dei poveri nell’ultimo giorno di Carnevale.

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