SAN BENEDETTO DEL TRONTO – E pensare che fino a qualche mese fa gli «passavano in testa tanti pensieri». Perché in fin dei conti un calciatore di 36 anni «è normale che si faccia delle domande: riesco più a reggere determinati ritmi?» Ma soprattutto: «Sono ancora all’altezza?».
Ottavio Palladini quelle risposte se le è date sul campo: dalla quindicesima giornata (Samb-Massese 0-0, era il 25 novembre) ha sempre indossato una maglia da titolare. Da oltre due mesi e mezzo insomma, il centrocampista sambenedettese è una pedina inamovibile del centrocampo rossoblu, in un ruolo peraltro tutto nuovo per lui, davanti alla difesa: «Ci ho giocato qualche volta in passato. E’ vero, mi consente di essere meno pericoloso in avanti (eppure contro il Martina ha sfornato due assist al bacio, ndr), però aiutare i compagni di squadra mi ripaga come fare un gol».
L’eterno Ottavio, a lui il nostro settimanale Riviera Oggi ha dedicato un poster imperdibile (cliccate QUI), si gode il bel momento. Ma l’inizio è stato duro. Con mister Ugolotti, non è più un mistero, il rapporto non era idilliaco. Tanto che l’ex tecnico rossoblu sembrava essersi dimenticato di lui.
«Rispetto le scelte di qualsiasi allenatore, ci mancherebbe, ma quello che ancora non capisco è perché non mi avesse detto chiaramente che non gli piacevo come giocatore. Almeno la mia sensazione è stata questa. Ogni volta che si parlava di me sembrava dovesse scoppiare un caso, poi in verità non sono mai stato mai chiamato in causa direttamente».
Tutto passato ad ogni modo. Merito anche di mister Piccioni. «Già, mi ha dato fiducia e, di riflesso, il mio rendimento è salito. I suoi complimenti dopo la partita con il Martina? Fanno piacere, certo, ma quello che conta sono i risultati e la vittoria della squadra».
Diciannove punti nelle ultime 11 partite, eppure la Samb staziona ancora al quintultimo posto.
«Pensavamo che la vittoria sul Martina ci avrebbe consentito di uscire dalla zona play out, invece non è andata così. Hanno vinto anche Potenza e Pistoiese, insomma dietro si corre. Viviamo alla giornata: alla fine faremo i conti. Mi lascia ben sperare il fatto che la squadra è viva, prima o poi ci tireremo fuori. Quello che stiamo pagando adesso è il pessimo inizio, i “famosi” 8 punti dopo 12 partite».
Domenica sarà costretto a spiegare la trasferta di Lucca. Ci è parsa ingiusta l’ammonizione che le ha comminato l’arbitro domenica.
«Assolutamente sì. Caccavallo (attaccante del Martina, ndr) è inciampato sul mio ginocchio, forse il direttore di gara in quel momento ha sentito troppo la pressione esercitata dai giocatori avversari, che protestavano per il rigore concesso su Curiale. Peccato, c’è grande rammarico in me, anche se ormai erano sei o sette domeniche che convivevo con la diffida. Doveva capitare».
Dopo Lucca ecco Perugia. Due trasferte di fila per sfatare il tabù lontano dal Riviera.
«Pensiamo a una partita alla volta. Domenica affronteremo una squadra che sta facendo bene. Andremo lì per riprenderci i punti lasciati in precedenza su altri campi. Mi auguro che riusciremo a fare una grossa partita».
Prima però c’è la Coppa Italia e il San Marino.
«Ci teniamo a passare il turno. Io poi ho avuto la fortuna di vincerne già una, nel ’92. Mi ricordo che allora, contro il Siena, al Riviera c’erano qualcosa come 15-16 mila spettatori. Vincemmo e guadagnammo il diritto di giocare la Coppa Italia maggiore, contro il Cagliari».
Chiudiamo con i “progetti” per il futuro: Palladini giocherà nella Samb anche il prossimo anno?
«Vivo alla giornata, poi vedremo quello che succederà più avanti. Per ora non c’è stato nessun approccio con la società, anche perché in questo momento la priorità ce l’hanno la Samb e la salvezza. Dobbiamo tirarci fuori dalla zona play out il prima possibile».

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