VAL VIBRATA – Il Comitato per la salute in Val Vibrata ha inviato nei giorni scorsi una lettera all’Unione dei Comuni della Val Vibrata nella quale vengono elencate una serie di richieste da discutere e deliberare al fine di intervenire concretamente sulla questione del potenziamento del presidio ospedaliero di Sant’Omero. Il documento verrà inviato a breve anche alle istituzioni governative nazionali e locali competenti, ai parlamentari regionali della Val Vibrata e per conoscenza anche al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, per la richiesta dell’approvazione degli emendamenti al nuovo Piano Sanitario Regionale.

Il Comitato, appellandosi alla legge regionale 37 del 1999, che accreditava all’ospedale di Sant’Omero 214 posti letto, chiede di preservare tale numero – che invece sarebbe soggetto a drastici tagli – e avviare un miglioramento della struttura sanitaria vibratiana, attraverso il potenziamento del Pronto Soccorso, la copertura urgente dei posti attualmente vacanti a seguito dei pensionamenti del personale nei vari reparti, e l’incremento del personale amministrativo e tecnico per la copertura dei servizi essenziali quali il Cup, il centralino, la Farmacia.

Attualmente presso il presidio ospedaliero di Sant’Omero la carenza di personale sanitario rende difficoltoso il pieno svolgimento di tutti i servizi essenziali previsti. Il Comitato per la salute ha rilevato che per la copertura minima delle sedute operatorie, per i turni di reparto e la copertura della guardia interdivisionale sarebbero necessari per il Pronto Soccorso quattro medici, per Chirurgia Generale cinque chirurghi, per Ortopedia un primario e quattro ortopedici, per Medicina Generale un primario e due medici, per la Riabilitazione due ortopedici, quattro fisioterapisti e un infermiere. Manca inoltre un tecnico per Radiologia e un tecnico di laboratorio.

Nel documento si chiede inoltre anche, oltre al potenziamento dei vari reparti, anche la riduzione dei tempi di attesa delle visite specialistiche – che in alcuni casi superano i sei mesi – che costituiscono un evidente disservizio da parte del servizio sanitario nazionale, a vantaggio delle cliniche private convenzionate o degli studi privati dei professionisti che eseguono gli stessi esami nel giro di pochi giorni.

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