SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ha la faccia da bambino, gli occhi blu ghiaccio e uno sguardo impenetrabile. Lo guardi e pensi: sarà capace di emozionarsi, di provare qualcosa?
Michael Cia parla adagio, in un italiano corretto ma non fluentissimo. E confessa: «Ho sofferto tanto, mentalmente ero distrutto. Sì, è stata dura». L’inizio alla Samb per il centrocampista altoatesino è stato difficile: prestazioni sotto tono, i fischi del pubblico rossoblu, le critiche degli addetti ai lavori.
Lui ammette: «Quello che mi ha condizionato più di ogni altra cosa sono state le grandi aspettative della piazza». E non poteva essere altrimenti: nonostante la giovane età (compierà 20 anni in agosto) Cia era ed è ancora considerato uno degli esterni più interessanti di tutta la Serie C, tanto che la Samb l’estate scorsa, prima di tesserarlo, ha fatto fronte a un tira e molla di oltre un mese.
«Ci ho messo un po’ prima di decidermi, ma sono venuto convinto della scelta effettuata. All’Atalanta (il club di appartenenza, ndr) non avrei trovato spazio. Se mi sono pentito? No, affatto». Eppure, come detto, l’avvio è stato disastroso: quattro presenze (ma solo a Lanciano indossando una maglia da titolare), poi l’esclusione. Lo rivedremo nella ripresa della sfida con il Perugia, dopo un altro “salto” fino alla tredicesima giornata (Samb-Juve Stabia 2-1).
«L’impatto è stato forte, non me lo immaginavo così. Qui è tutto molto diverso rispetto all’Alto Adige (ha vestito la maglia biancorossa per tre stagioni, ndr): i tifosi, l’ambiente, le pressioni. Non mi era mai successo di cominciare la stagione in questo modo. Ma sono convinto che questa esperienza mi farà crescere. Tanto».
Da un po’ di tempo il biondo centrocampista è un altro: più sicuro, più convinto, meno timoroso a provare la giocata. «E’ vero, ora le cose vanno meglio. Devo ringraziare il mister, che mi è stato vicino e ha sempre dimostrato fiducia nei miei confronti, ma soprattutto i compagni di squadra, i quali mi hanno spronato a dare il massimo e a non mollare mai».
L’ex Alto Adige si lascia alle spalle un altro momentaccio: il mercato di gennaio. Pareva infatti dovesse fare le valigie e tornarsene all’Atalanta. «Ma io ho sempre detto alla società che volevo restare. Sono contento di come è andata: primo perché sto imparando tante cose e poi perché non mi sarebbe piaciuto salutare San Benedetto lasciando un cattivo ricordo. Non ho ancora dimostrato niente. Se resta anche il prossimo anno? E’ ancora presto per parlarne».
Intanto a fine gennaio ha partecipato allo stage con la Nazionale Under 20 di Serie A e B. «Sono contento, perché significa che il mio rendimento qui alla Samb è migliorato. Ho fatto tutta la trafila delle rappresentative Azzurre, fatta eccezione per l’Under 18. Mister Piscedda ha visto la partita contro il Pescara e mi ha chiamato. Mi ha schierato come terzino destro, ruolo nel quale sono stato impiegato spesso in passato, ma preferisco giocare più avanti».
Dopo l’Azzurro, il campionato e la Samb. Domenica scorsa Sorrento, adesso il Martina: «Un’altra partita importante, se giocheremo come in Campania non falliremo. A patto di essere più cattivi sotto porta. Il gol? Ci penso, eccome se ci penso».

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