ASCOLI PICENO – Mercoledì prossimo è in programma in Provincia il primo incontro tra la proprietà della Foodinvest ed i sindacati, per far fronte con un accordo alla procedura di mobilità aperta dall’imprenditore Malavolta per tutti e 86 i dipendenti dello stabilimento sambenedettese di surgelati vegetali.

«Non può però bastare più un accordo – nota l’assessore provinciale alla Formazione Professionale Emidio Mandozzi – metteremo in campo, oltre agli inevitabili ammortizzatori sociali, strumenti per riconvertire e ricollocare i lavoratori? Sicuramente sì. Ma non basta: quegli stessi lavoratori debbono poter credere che quello strumento che noi offriamo valga veramente al fine di ritrovare un’occupazione, possibilmente stabile e duratura. Sia spendibile in un’economia che deve ritrovare la voglia ed il coraggio di investire nelle risorse umane».

Continua la nota di Mandozzi, inviata da Madras (India), dove è in corso la 23esima edizione della Fiera Internazionale di accessori per la calzatura: «Siamo arrivati al bivio: da un lato c’è il rischio che il Piceno vada verso una strutturalità di declino industriale, ma più propriamente economico, produttivo ed occupazionale, dall’altro il tentativo di ricreare le condizioni per rilanciare lo sviluppo assecondando una politica di coesione che faccia leva sulle peculiarità del sistema economico locale e, perché no, anche sul nostro orgoglio. Penso ad un sistema locale che, dalle proprie capacità e molteplici conoscenze sia in grado di traghettare la nostra economia verso gli ampi, ma anche profondi e quindi potenzialmente pericolosi, mari della globalizzazione. Cavalcandola e non facendosi cavalcare. La Provincia, al centro di un progetto di ampio respiro in grado di fornire gli strumenti per rioccupare la forza lavoro. primo vero banco di prova ove mostrare volontà atte a voltare pagina. Un “basta” forte e chiaro – conclude l’assessore – lo si deve dire tutti insieme, istituzioni e parti sociali, a quanti pensano solo a depauperare le nostre risorse. Basta con il Piceno territorio di conquista».

Competere con la realtà globalizzata puntando non sul costo del lavoro ma sul “made in italy” e sul territorio come risorsa, questa la strada indicata da Mandozzi.

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