SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un mestiere che non si dimentica. Sono passati tanti anni e la figura del funaio è lentamente scomparsa dagli angoli delle strade della vecchia San Benedetto, andandosi sempre più a imprimere negli angoli della memoria di chi sa, di chi c’era, di chi l’ha fatto o di chi l’ha visto fare.

Un mestiere così tipicamente sambenedettese da non poter passare inosservato dalla cittadinanza che ha partecipato animatamente domenica 3 febbraio, alla seconda Festa dei funai, tenutasi all’auditorium comunale. La festa, organizzata dall’amministrazione comunale, recupera l’antica tradizione del giorno di San Biagio, appunto il 3 febbraio.
Tante le testimonianze che si sono succedute a conferma del ricordo positivo che ancora suscita quell’antico mestiere scomparso: dal professore Renato Novelli dell’Università politecnica delle Marche, autore di una relazione sul tema “Il giro del mondo in un sentiero. La cultura del mondo dei funai”, al signor Domenico Nico, un funaio premiato lo scorso anno, intervenuto in diverse occasioni; dal professore Tito Pasqualetti, narratore fuori programma di alcuni episodi della sua vita a Benedetta Trevisani, presidente del Circolo dei Sambenedettesi, operosa e propositiva tanto da dedicare uno dei “Giovedì del Circolo” alla perlustrazione dei luoghi dei funai presenti in buona parte della città e da suggerire la dotazione per la nostra città di un monumento ai funai.
Tutti hanno ricordato inoltre il contributo dato dai funai all’economia cittadina, allo sviluppo e al progresso della città.
Tra rievocazioni di tempi andati e aneddoti su quel vecchio mestiere si è passati poi alla premiazione di trentuno funai e due “retare”. Al termine della cerimonia altri ex funai sono stati segnalati per la cerimonia del prossimo anno.
Chi non si è segnalato e volesse farlo può recarsi all’Ufficio Relazioni con il Pubblico del Comune di San Benedetto del Tronto.

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