ASCOLI PICENO – Il giudice per le udienze preliminari Alessandra Panichi ha ammesso la richiesta di far eseguire una nuova perizia balistica sui colpi di fucile che il 10 febbraio scorso uccisero Adamo Cipolloni. Un esame che punterà a ricostruire per la seconda volta la cinematica e la ripetitività dei colpi.
I fatti: il 47 enne fioraio venne freddato da due colpi di fucile al torace e al collo mentre si trovava nella veranda della sua abitazione di via Chienti a San Benedetto del Tronto, nel quartiere di Porto d’Ascoli.
A sparare fu il nipote dell’uomo, il 29 enne Fabrizio D’Intino, artigiano residente a Centobuchi. Il motivo del gesto sarebbe stato legato ai suoi profondi dissidi con lo zio.
Ma la difesa del D’Intino, affidata al legale ascolano Alessandro Angellozzi, punta a smontare l’accusa di omicidio volontario, cercando di dimostrare la mancanza di premeditazione nel gesto del giovane e la mancanza della volontà di uccidere.
D’Intino secondo la tesi della difesa avrebbe sparato contro la veranda dello zio solo per farlo impaurire, come atto intimidatorio. Il primo colpo avrebbe colpito un vetro e poi un lampadario nella casa di Cipolloni al primo piano. I due colpi fatali al fioraio sarebbero poi stati sparati in un secondo momento, quando D’Intino è tornato in via Chienti con il suo Suv, armeggiando di nuovo il fucile da caccia Breda calibro 12 di proprietà del padre. Il secondo e il terzo sparo avrebbero perciò rappresentato solo un ulteriore messaggio al Cipolloni, come una sicurezza del fatto che il messaggio intimidatorio fosse effettivamente arrivato a destinazione.
Cipolloni venne colpito mentre si era avvicinato alla finestra per capire cosa succedesse.

Agli atti del processo, che si svolge con rito abbreviato, c’è già una perizia balistica sui colpi di fucile, compiuta dalla Polizia. Il legale di D’Intino contesta però alcuni aspetti della ricostruzione fatta, in particolare sul calcolo della traiettoria dei colpi, sulla cinematica e sulla loro ripetitività.
Entro un paio di settimane il gup Panichi nominerà i due esperti balistici del Ris di Roma che compiranno i nuovi esami chiesti dalla difesa.

L’accusato ha passato due mesi in carcere a Marino del Tronto, dopodichè gli sono stati concessi gli arresti domiciliari. D’Intino è anche tornato al suo lavoro potendo uscire di casa dalle 7:30 alle 20.

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