SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dite quello che volete: anarchia della parola. Dichiarazioni, contro dichiarazioni, giravolte, capriole. Vomiti verbali versati sulle tavole imbandite degli italiani inebetiti. Governi tecnici, elezioni subito, leggi elettorali; personalità super-partes, pacificazione nazionale; mastellati, diniani, folliniani, uddiccì; tre mesi e poi il voto; otto mesi e poi il voto; Mario Monti, Luca Cordero di Montezemolo, Giuliano Amato, Franco Marini.
La politica italiana è un diluvio di ipotesi, idee, contraddizioni. Capita, in questi giorni, di sentir dire a Roberto Maroni della Lega – condannato con sentenza definitiva per resistenza a pubblico ufficiale – che si parla troppo dei 24 condannati che siedono in Parlamento; capita che il suo capo, Umberto Bossi, rifrigga ancora una volta la storia dei fucili e delle pistole che il popolo padano è pronto a sfoderare se non si torna a votare; capita che Walter Veltroni, dopo aver acceso la miccia sotto il sedere del Presidente del Consiglio Romano Prodi («Alle prossime elezioni andremo da soli»: cosa pretendeva? Che un Mastella qualsiasi restasse ancora a fare i salamelecchi? Mah) si batta per modificare una legge elettorale inguardabile che però i notabili del suo partito hanno adoperato per le primarie farsa che hanno eletto proprio Veltroni alla guida del Partito Democratico.
Certo, svetta su tutti sempre lui, Silvio Berlusconi, che, consigliato sicuramente da spin doctors sopraffini, continua a sferragliare sui mezzi di comunicazione con il motto: bene o male, basta che se ne parli. Così, dopo aver detto che «sarebbero milioni e milioni gli italiani che si riverserebbero a Roma se non ottenessimo di andare più presto alle elezioni», si rimangia tutto, parola per parola.

Lo “smemorato di Arcore” – così lo chiama Fiorello – invece segue una precisa strategia, e dopo aver parlato con il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, sciorina un pezzo da antologia (il virgolettato è letterale): «Questa è stata una delle vergogne degl ultimi giorni da parte di certi mezzi di stampa. Mi era stata rivolta una domanda e il senso della mia risposta è stato esattamente il contrario di quello che invece è stato indicato da alcuni giornali. Mi era stato detto: “Altri partiti della coalizione chiedono di andare in piazza”, con un accenno alla Lega e alle parole di Bossi, e io ho detto: “Anche noi siamo raggiunti da tutta una serie di richieste da parte dell nostra base, dagli amministratori locali e dai circoli per una manifestazione ma abbiamo assolutamente rinunciato a questo, ma siamo nella direzione opposta, anche perché ci sono le consultazioni dal Capo dello Stato e la responsabilità della decisione è sua“. Quindi la disinformazione piena e totale e non ho paura a dire vergognosa da parte di molti organi di stampa».

Esagerazioni? Imperfezioni? Errori di trascrizione? La carta canta, ma non basta: occorre forse ascoltare le registrazioni audio di Repubblica.it (CLICCA QUI)

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