SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «No ad una revisione al rialzo dell’attuale Piano Spiaggia». Rifondazione Comunista esprime la propria posizione dalle pagine dei giornali, visto che intorno alla bozza di regolamento al vaglio del Comune sarebbe mancata una compiuta dialettica all’interno della maggioranza.
«Non si possono esprimere proposte e considerazioni a nome di tutti i partiti che compongono la maggioranza. Non è affatto utile concedere ai concessionari di spiaggia la possibilità di inserire nuove strutture negli spazi loro assegnati, anche se removibili, in quanto tali possibilità avrebbero come unico effetto quello di deprimere ulteriormente l’economia della parte della città che non si sviluppa sul lungomare, che negli ultimi 15 anni è stata fortemente penalizzata dall’apertura di decine di attività di ristorazione all’interno degli stabilimenti balneari».

Rifondazione ribadisce una posizione già nota da tempo, lanciando un’ulteriore stoccata alla categoria degli imprenditori balneari sambenedettesi.
«Gli stabilimenti balneari devono essere meglio attrezzati per rispondere alle esigenze di un turismo che cambia e chiede servizi sempre maggiori; niente di più vero. Quello che però impedisce tale miglioramento non è l’attuale piano spiaggia, ma il nanismo congenito di queste concessioni, i cui proprietari e gestori in 25 metri di fronte o anche meno pretendono di far tutto, dalla balneazione, al ristorante, al bar, al locale notturno e persino discoteca. Per quanto ci riguarda tale pratica va contrastata con tutti i mezzi per evitare una evidente distorsione del mercato a favore di una categoria che dalla città ha avuto tantissimo, a cominciare dalla spesa enorme di riqualificazione del lungomare».

Muri, siepi di separazione, cabine e gazebo ostacolerebbero la vista della spiaggia dal lungomare. Per il direttivo comunale del partito gli operatori balneari della riviera delle palme, con qualche eccezione, non avrebbero saputo sviluppare un senso imprenditoriale maturo, «restando ancorati al modello dell’attività familiare e pretendendo, però, di fare concorrenza ai ben più organizzati ed estesi stabilimenti di Rimini».

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