SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Toghe rotte”, ovvero una critica disperante alla magistratura italiana, fatta una volta tanto non dal politico di turno (magari inquisito) o dalla stampa, ma da un magistrato vero e operante.

Bruno Tinti, procuratore aggiunto del tribunale di Torino, lo ha presentato sabato 26 gennaio in occasione degli “Incontri con l’autore” organizzati dal Comune e dalla libreria “La bibliofila” presso l’auditorium comunale.

«Siamo alla frutta, non vedo una via d’uscita», è lo sconfortante motto finale di Tinti, che durante il suo intervento ha trattato temi come l’arretratezza tecnologica dei magistrati italiani che inficia la loro contemporanea iper-competenza nel campo del diritto, l’iper-garantismo che sembra essere funzionale a far sì che la giustizia non funzioni, l’ìncapacità dei magistrati di esprimere in maniera corretta i propri dirigenti.

E di conseguenza la scoraggiante invadenza delle correnti interne alla magistratura per la nomina dei capi delle Procure. Correnti che da movimenti di stampo sindacale sono diventate dei veri centri di potere.

Il libro di Tinti edito da Chiarelettere e con una prefazione di Marco Travaglio sta avendo un buon successo, grazie a un tono didascalico ma non pedante.

Un must per gli addetti ai lavori, come non ha esitato ad affermare anche il sostituto procuratore di Ascoli Ettore Picardi durante la presentazione sambenedettese. Ma anche una utile guida per i cittadini che vogliono rendersi conto dei problemi della giustizia in Italia, affidandosi a informazioni corrette e circostanziate piuttosto che a un certo chiacchiericcio mediatico che va di moda di questi tempi.

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