SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’ultimo gol lo ha segnato un mese e mezzo fa, alla Sangiovannese, e per uno che fino all’anno scorso viaggiava stabilmente in doppia cifra – seppure nel campionato Primavera – non è proprio il massimo.
Davis Curiale però fa notare: «Mi sento un punto di riferimento là davanti, aiuto la Samb perché non siamo dei fenomeni: dobbiamo lottare in tutte le partite, non siamo in una buona posizione in classifica, per cui non posso permettermi di stare lassù ad aspettare rifornimenti. Devo invece correre di più, andare incontro alla palla e dare una mano i miei compagni». E questo gli è sempre riuscito benissimo.
Curiale insomma, vale ben più dei 4 gol messi a segno finora. L’attaccante nato in Germania e poi cresciuto in Sicilia, dispensa assist, corre e lotta come un leone per tutti i 90’ e si sacrifica per i compagni. Eccolo un altro dei simboli della rinascita rossoblu.
Tanto che il diesse Enzo Nucifora ha già fatto sapere: «Rappresenta una delle pedine fondamentali per costruire, il prossimo anno, una Samb in grado di lottare per i primi posti».
Detto, fatto: la società di Viale dello Sport nella trattativa con il Palermo per cedere in compartecipazione Nikola Olivieri, sta vagliando anche la posizione della punta di proprietà dei rosanero. L’obiettivo? Rinnovare il prestito di Curiale, ma non solo: strappare alla società di Zamparini il diritto di riscatto sulla metà del suo cartellino.
«Sinceramente non so nulla di questa cosa – fa l’attaccante rossoblu – So però che qui a San Benedetto sto molto bene: la piazza è bellissima, sono contento di vestire questa maglia e della scelta che ho fatto l’estate scorsa. Sarei disposto a restare. Ma non dipende da me, l’ultima parola spetta a loro. Eventuali offerte andranno valutate insieme, anche se quello che mi interessa di più non è la categoria, ma la serenità e la sicurezza di giocare con continuità». Facile la sintesi: «Salire in Serie B senza questa certezza non mi va: preferisco stare qua e giocare».
Il campionato di Serie C è in pausa, ma domenica raggiungerai il ritiro della Nazionale Under 20 di A e B, in vista di uno stage.
«Per me è un sogno. Devo ringraziare la Samb e la fiducia che mi sta dando mister Piccioni. Finalmente sto trovando la forma migliore e lo sto dimostrando in campo. In azzurro ritroverò anche un mio ex compagno, Cossentino, con il quale ho giocato due anni. Vado (domenica, ndr), con la convinzione di dare il massimo».
Il momento difficile, tuo e della Samb, sembra ormai alle spalle.
«Il campionato è difficilissimo, prima con mister Ugolotti ci sono state un po’ di situazioni particolari: per due volte, alla vigilia di una partita, sapevo di dover partite dalla panchina, e invece mancando Alteri è toccato a me. E mi sono fatto trovare impreparato dal punto di vista mentale. Va poi detto che in generale tutta la squadra non era ancora al top fisicamente. Non riuscivamo a giocare il nostro calcio, creando poche occasioni da gol e ovviamente per me senza rifornimenti era difficile esprimermi. Con Piccioni sono cambiate tante cose: siamo più tranquilli e riusciamo a giocare come vogliamo. Adesso poi arriveranno campi belli e per questa Samb le cose saranno ancora più semplici».
Dicevamo: il tuo score recita quattro gol. Non tantissimi. Ti pesa?
«La cosa più importante è uscire dalla zona play out. Magari una volta che ci saremo riusciti mi arriveranno ancora più palloni giocabili e segnerò anche di più. Certo questo non mi dispiacerebbe. A dicembre sono riuscito a segnare per due partite di fila (Ancona e Sangiovannese, ndr), poi mi sono fermato. Ma mi sento bene, per cui spero che ne arriveranno altre».
Facciamo un salto all’indietro di diversi mesi: dalla Primavera del Palermo al tuo primo campionato di C1. Come è stato il salto?
«All’inizio ho sofferto. Ma ha faticato tutta la squadra, perché abbiamo avuto tanti problemi. Ma non mi sono pentito della scelta che ho fatto. Che differenze tra i due campionati? Beh, con la Primavera di occasioni da gol te ne capitano molte di più, qui invece devi stare al massimo fisicamente e mentalmente per avere qualche chance di segnare. E poi quando arrivi là avanti serve la freddezza di fare gol».

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