GIULIANOVA – Dai Balcani non soffia solo vento gelido, ma anche “minacce” per ciò che riguarda l’attività peschereccia. La Croazia sta infatti esercitando forme di convincimento sul governo centrale di Zagabria affinché applichi senza mezzi termini la stessa risoluzione adottata nel 1986 da Gheddafi che rivendicò l’esclusiva pertinenza libica sul Golfo della Sirte. In pratica si sta cercando di porre in essere una provocazione nei confronti dell’Italia grazie a gruppi di pressione che, attraverso il Presidente della Sezione Pesca Miro Kucic, vorrebbero far decretare al Governo centrale croato la creazione di una zona ittico-ecologica tanto ampia da impedire alla flottiglia peschereccia italiana di solcare il mare nelle zone più ricche di fauna dell’Adriatico.

La proposta, fatta propria dal partito conservatore Hdz, sposterebbe la linea di demarcazione dalle attuali 13 miglia alle 40 miglia dalla costa croata. In pratica, essendo il nostro mare largo 80 miglia, ci sarebbe la divisione a metà dell’Adriatico. Negli ambienti delle marinerie di Giulianova e San Benedetto del Tronto c’è molta apprensione per il paventato provvedimento governativo croato che, in ultima analisi, decreterebbe la morte per l’industria ittica del medio adriatico. La Federpesca sta facendo azione di sensibilizzazione presso le autorità italiane, ma la situazione attuale appare complicata per la mancanza di interlocutori qualificati nella regione ex jugoslava dove il potere politico, dopo le elezioni di novembre, non appare consolidato. Unica arma nelle mani dell’Italia è, purtroppo, la richiesta della Croazia di far parte della Unione Europea, in cui il nostro governo potrebbe porre dei veti per risolvere il problema della pesca in Adriatico.

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