ASCOLI PICENO – Ascoli e Palermo sono più lontane di quei 1.037 chilometri di strada che divide i due territori provinciali. Perché se Totò “Vasa Vasa” Cuffaro, presidente della Regione Sicilia, resta al suo posto nonostante la condanna a cinque anni (in primo grado), il senatore marchigiano del suo stesso partito, l’Udc, Amedeo Ciccanti, assicura che si sarebbe comportato diversamente.
«Mi sarei dimesso, senza dubbio» afferma Ciccanti, «perché le istituzioni devono essere al di sopra di questo sospetto».
Senatore, però Cuffaro è difeso strenuamente dal presidente dell’Udc Casini. Questa sua posizione le fa onore, ma perché il partito la pensa così diversamente da lei?
«Casini è il leader dell’Udc e gioca la sua credibilità politica sull’innocenza di Cuffaro, convinto che sarà provata. Però, ho qualcosa da ridire contro le grida scandalizzate di questi giorni…»
Da parte di chi?
«Sono da sempre sostenitore dell’autonomia del potere giudiziario rispetto a quello legislativo, e viceversa. Ma nella passata legislatura ho dovuto difendere l’autonomia del Parlamento, che stava legiferando in tema di giustizia, dalle proteste e dagli scioperi dell’Associazione Nazionale Magistrati. Adesso, invece, siamo a parti invertite».
In Senato, dopo che Mastella ha deciso di non appoggiare più il governo, si andrà alla conta decisiva. Che idea ha di quel che sta accadendo?
«Riguardo Mastella, credo che siano fatti che non abbiano rilevanza penale, anche se sono sintomo di un malcostume politico. Come mi ha detto l’ex Procuratore della Repubblica di Milano, Gerardo D’Ambrosio, l’arresto della moglie di Mastella è abbastanza inspiegabile, specie se eseguito prima di un interrogatorio. La tentata concussione nei confronti di Bassolino non sta né in cielo né in terra, perché in quel caso mezza Italia dovrebbe essere arrestata».
Mal comune, mezzo gaudio?
«No, ma qui si tratta di ricatti politici, non penalmente perseguibili. Anche adesso Mastella lo fa, pubblicamente: “Se non mi sostenete, faccio cadere il governo”, dice».
Come risolvere questa situazione? Fra i cittadini c’è un fortissimo scoramento?
«Non ho mai visto i tacchini festeggiare per l’arrivo del Natale… Berlusconi e Dell’Utri si difendono “dai” processi e non “nei” processi, il Partito Democratico fa quadrato attorno a Bassolino e la Jervolino, l’Udc difende Cuffaro, Rifondazione Comunista assolve Caruso e i no global. Qui non si salva nessuno, nemmeno Di Pietro e Beppe Grillo! Io non saprei a chi appellarmi se non agli stessi elettori».
Però, se si torna al voto, gli eletti saranno scelti dalle segreterie di partito e non dagli elettori.
«Io faccio parte di un comitato per tornare al sistema delle preferenze, in modo che, se anche la scelta sarà sbagliata, sarà chiaro agli elettori che a sbagliare sono stati loro stessi. Questo e il precedente sistema elettorale uninominale, invece, non consentivano questa libertà: si decide tutto a Roma. Ma la classe dirigente è lo specchio del Paese, ricordiamolo».

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