SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sono parole estremamente dure ma tremendamente realistiche quelle che il Financial Times usa per descrivere il sistema politico italiano. L’emergenza rifiuti a Napoli e le dimissioni del Ministro di Grazia e Giustizia Mastella in seguito all’arresto della moglie per tentata concussione, sono lo spunto per Martin Rhodes, emerito professore di economia politica comparata all’università di Denver, per tracciare un profilo dell’Italia, che definisce soggiogata da «un modo di governare sclerotico». A distanza di 15 anni da Tangentopoli e dalla fine della cosiddetta Prima Repubblica nulla è cambiato nell’attuale sistema politico.

«Nonostante le promesse di una nuova “seconda Repubblica” agli inizi degli anni ’90 – spiega Rhodes nell’articolo – l’Italia rimane il Paese peggio governato d’Europa. L’attuale Governo ha ottenuto ben pochi risultati: questo perché Prodi nel 2006 ha vinto le elezioni mettendo insieme un’improbabile coalizione costituita da 9 partiti litigiosi ed eterogenei, e che mette insieme, tra gli altri, comunisti, verdi e cattolici».

Tra i rappresentanti dell’attuale Governo gli unici ad ottenere una nota di merito sono il Ministro dell’Economia Padoa-Schioppa e il Ministro dell’Interno Amato. Il primo perché è riuscito a ristabilire un controllo sulle finanze pubbliche «dopo l’eredità dell’irresponsabile Governo Berlusconi», il secondo per aver ottenuto diversi successi nei confronti delle associazioni mafiose nel Sud Italia.

«Ma – prosegue l’articolo – sono solo piccoli bagliori di luce in un sistema pesantemente oscuro. Ovunque regna l’immobilismo […]. Le coalizioni sia di destra che di sinistra hanno favorito la corruzione e poco o nulla è stato fatto per ridurre la spesa pubblica: le infrastrutture e il sistema scolastico sono piuttosto caotici, e decenni di svalutazione e deficit hanno portato ad un sistema economico piuttosto debole. I politici italiani sono non solo dei maestri di “trasformismo” (la camaleontica abilità di reinventarsi e presentarsi come “nuovi” agli elettori), ma anche di “stratificazione”, ossia l’istituzione di nuove politiche ed istituzioni che non sostituiscono quelle che le hanno precedute ma semplicemente si aggiungono ad esse. Il risultato è un sistema legislativo contraddittorio e obsoleto. Il risultato è che a causa dell’immobilismo tutte le parti chiamate in causa, tra cui il governo stesso, stanno continuamente perdendo la propria legittimazione.

Nuove proposte – tra cui i referendum – per riformare il sistema elettorale italiano sono state già avviate, e alcune riforme dovrebbero essere approvate entro l’anno. Ma alcuni sondaggi rivelano che gli italiani sono piuttosto sfiduciati dalla “iper-politica”, ossia la frenetiche e spesso inconcludenti attività dei politici, i cui alti stipendi e numerosi privilegi incidono sulle tasse dei cittadini italiani il doppio o il triplo rispetto ai francesi, agli inglesi o ai tedeschi.

Nonostante sia stato fatto un primo passo – conclude l’articolo – servirà ben altro che una riforma elettorale per fare in modo che gli italiani tornino ad avere fiducia nell’incrinato sistema politico italiano».

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