SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il direttore dello stabilimento svolge le funzioni che dovrebbero essere svolte dalla vigilanza privata, all’entrata dove passano i camion.
«L’abbiamo sfangata dopo Chernobyl e anche dopo l’alluvione del 1992, non credevo proprio di arrivare a questo punto, a 60 anni di età», sospira invece un operaio di una realtà che fa parte dell’indotto della Foodinvest.

Particolari, frammenti di conversazione uditi di traverso nell’assemblea dei lavoratori, che fanno comprendere l’aria di smobilitazione che tira alla Foodinvest di Porto d’Ascoli.
L’ex Surgela, azienda leader nel campo dei vegetali surgelati, produttrice di cibi che abbiamo tutti conosciuto sulle nostre tavole con i marchi più famosi, sta per chiudere. Questo vuole la Malavolta Corporate, il gruppo proprietario dello stabilimento, per ripianare i suoi debiti prima di vendere tutto, forse.

«Da martedì gli operai torneranno ai loro normali turni di lavoro, dalle 7 in poi», afferma Eugenio Zallocco della Uil. Ma non era tutto bloccato perchè nonostante le commesse da parte della Nestlé il gruppo Malavolta non forniva materie prime e materiali per l’imballaggio dei prodotti?

«Ci sono vegetali (prezzemolo, ndr) per tirare avanti altri dieci giorni con la produzione – spiega Zallocco – ora ci vuole l’amministrazione straordinaria per tutto il gruppo Malavolta».
Il collega della Cgil Stelio Bartolomei aggiunge: «Serve che le istituzioni vigilino insieme a noi per ricreare le condizioni per l’arrivo di imprenditori seri. Malavolta si faccia da parte. Andrà verificata la legalità dei suoi intrecci societari».
La Foodinvest fa parte di un settore industriale in salute, ha un cliente come la Nestlè – almeno fino al 31 dicembre, data di scadenza del contratto – perchè si è arrivati a questo punto?

«Ce lo spieghi la magistratura – dice Andreani della Cisl – qui abbiamo una commessa con la Nestlè per 20 milioni di euro, macchinari, professionalità, una storia da difendere. Non vorremo che oltre alla Foodinvest questo territorio perda anche l’agricoltura».
Nel corso dell’assemblea mattutina in sala mensa, il presidente della Provincia Massimo Rossi ha illiustrato la grave situazione debitoria del gruppo, che come sembra dovrà essere risolta “sacrificando” lo stabilimento di Porto d’Ascoli, e ha accennato ai tentativi di cessione all’imprenditore Enzo Rossi di Campofilone.
Sembrerebbe che una parte dei lavoratori di Porto d’Ascoli possano confluire alla Marollo di Rotella, azienda gemella della Foodinvest.
Ma lo scetticismo fra gli operai è palpabile, sono disillusi in un momento drammatico come questo. Qualcuno ritiene che l’imprenditore salito agli onori delle cronache nazionali per i 200 euro di aumento ai suoi operai non avrebbe le “spalle larghe” per prendere in mano una realtà industriale come questa. E qualcuno sospira fra la rabbia e la sfiducia verso il mondo: «Non vorremmo che dietro Enzo Rossi rimanga ancora Malavolta. Aspettiamo di conoscerlo e verificarne la serietà».

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