SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Cinema e vino, un binomio che il giornalista e critico cinematografico Paolo Mereghetti ha definito “una coppia di fatto di antica consuetudine”.
Di questi metaforici “Dico” parla il nuovo libro di Antonio Attorre, “Château Lumière. Brindisi ed ebbrezze al cinema” che analizza la storia e la trasformazione del vino viste attraverso la “lente” cinematografica.
La bevanda, da sempre protagonista delle tavole italiane, si è evoluta: non è più solo accompagnatrice ufficiale dei pasti, da qualche anno sta diventando uno stile, un “modus vivendi”, un marcatore sociale.
A tal proposito, Attorre – in passato consueta firma del Gambero Rosso – ripercorre nel suo libro, edito da Slow Food Editore e in vendita al prezzo di 13,50 euro, la fortuna del vino nella settima arte nel corso delle diverse epoche e all’interno di diversi paesi, con digressioni sugli stereotipi attraverso i quali può essere letta la presenza del vino negli schermi o excursus su film in cui il vino è presente come elemento significativo, sia come protagonista che come semplice “figurante”.
«Ho cercato di vedere come è cambiato negli anni il modo italiano di considerare il vino – ha spiegato Antonio Attorre – valutandone la sua valenza simbolica. Mi sono soffermato sul cinema italiano degli anni Cinquanta e Sessanta, ho analizzato la fortuna del nostro vino in America comparandola a quella francese».
Una storia del cinema a tutti gli effetti – si passa da Hitchcock a Chabrol, da Tavernier a Iosseliani, da Wilder a Kaurismaki – non priva di connotazioni storiche e sociali, una storia osservata e osservabile da angolature diverse trattando un prodotto – il “nettare degli Dei” – mutabile, metaforico e simbolico perché, come scrive nelle ultime pagine del suo “Château Lumière” lo stesso Attorre, « le parole e i gesti che raccontano il vino o cercano di capirlo, ne riflettono complessità e ambiguità, ricchezza e miseria, sapore e chiacchiera: scuoti il bicchiere per cogliere un racconto, celebri la gioia di un incontro, oppure cerchi con un bicchiere in mano – feticcio tra i feticci, griffe tra le griffes – l’esclusività dello snobismo di massa».

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