SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un Amedeo Ciccanti a tutto campo, quello che lunedì sera ha parlato per più di tre ore nella sede della Confcommercio, introdotto dal consigliere comunale Marco Lorenzetti.
Il senatore dell’Udc ha affrontato il tema della nuova legge Finanziaria con un ampio preambolo introduttivo sulle basi del bilancio dello Stato.
Il parlamentare ascolano ha bollato come palliativi alcuni tentativi del Governo Prodi per migliorare i conti pubblici e lottare contro l’evasione fiscale; si è scagliato contro il mancato taglio della spesa e ha espresso le sue idee sulla polemica nazionale sugli stipendi dei parlamentari.
L’EVASIONE FISCALE «Il prelievo fiscale dello Stato è troppo alto perchè non tutti i contribuenti pagano le tasse. Il vero problema è allargare il numero dei contribuenti».
Ciccanti parla delle liberalizzazioni del ministro Bersani come di una «foglia di fico» e del famoso tesoretto (extra gettito fiscale) come una “bufala” diffusa con l’aiuto dei media: «Le norme anti evasione non generano subito un’entrata. Fra accertamenti e fine dei contenziosi tributari passano circa sette anni e il rapporto fra l’accertato e l’effettivamente riscosso è di uno a dieci». I risultati, conclude Ciccanti, si vedranno solo fra qualche anno.
LE SPESE INUTILI Ma il senatore Udc critica anche le modalità di utilizzo del presunto tesoretto, che sarebbe stato diviso fra prebende e contentini alle minoranze politiche.
«Nelle sue due Finanziarie il Governo Prodi non ha mai ridotto la spesa per la pubblica amministrazione. La burocrazia e i dipendenti pubblici costano e danno una bassa produttività. E poi occorre vendere pezzi di Stato che non servono; tre reti televisive sono troppe; l’Eni, l’Enel, l’Alitalia, le Ferrovie, vanno vendute, beninteso non toccando la proprietà pubblica delle reti. Così si recuperano entrate per lo Stato e si migliorano i servizi. Altrimenti seguiteremo a fare debiti per pagare il debito»
I minori trasferimenti dallo Stato a Comuni e Regioni, attacca Ciccanti, sarebbero un’altra foglia di fico, che nasconde il parallelo inasprimento delle addizionali fiscali locali.
La liberalizzazione dei servizi pubblici locali? Ferma in Senato da un anno e mezzo, causa ostruzionismi.
LE IMPRESE I tagli del cuneo fiscale e le norme sul credito d’imposta, ha detto il senatore, sarebbero «manovre di corto respiro». Ci vuole un nuovo boom, una nuova competitività sulla qualità e sui prezzi, valorizzando i Distretti produttivi e aprendosi sempre più ai mercati emergenti.
E’ stato sbagliato, continua Ciccanti, «ridurre lo scalone della legge Maroni rinunciando così a fondi che sarebbero stati utili per gli ammortizzatori sociali».
E poi una strenua difesa del valore della famiglia, che per il senatore dovrebbe essere la prima destinataria dei benefici fiscali.
I COSTI DELLA POLITICA «Vanno distinti dai costi della democrazia», è la difesa d’ufficio del senatore, che si dice a favore dell’abolizione dei vitalizi per i parlamentari – anche se «rappresentano una goccia nell’oceano» – ma non a favore della diminuzione del numero dei rappresentanti del popolo: «Così alcune zone del paese non sarebbero rappresentate. La mia proposta è che il parlamentare possa conservare il suo stipendio precedente all’elezione, di modo che nessuno si avvalga di una posizione di privilegio per migliorare le proprie tasche e che tutti, non perdendo reddito, vengano messi in condizione di svolgere il lavoro parlamentare al meglio».

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