TERAMO – Gli abruzzesi producono 700 mila tonnellate di rifiuti l’anno, per un costo di smaltimento di oltre 700 milioni di euro. Il costo di smaltimento per una tonnellata di spazzatura va dai 90 ai 130 euro, ai quali vanno aggiunti gli oneri finanziari delle eco-tasse, che fanno lievitare il prezzo fino a 160 euro alla tonnellata. I “rifiuti speciali” prodotti dalle imprese artigiane e dalle industrie hanno un costo di smaltimento che oscilla dai 200-250 euro alla tonnellata, mentre i rifiuti “chimici e tossici” che devono essere trasferiti in impianti speciali, si aggirano sui 400 euro alla tonnellata.

Attualmente le discariche maggiori sono quelle di contrada Casoni a Chieti, di Colle Cese a Spoltore (in provincia di Pescara) e di Cerratina di Lanciano. Mentre la discarica di Casoni è ormai prossima alla saturazione, quella di Colle Cese ha una disponibilità residua di 400-500 mila metri cubi, mentre Cerratina ne ha 700 mila.

Una nuova discarica – della capacità di 300 mila metri cubi – dovrebbe entrare in funzione entro il 2008 a Sulmona, ma quello della spazzatura sembra essere un problema che in Abruzzo presto potrebbe trasformarsi in emergenza. Lo dimostra il fatto che nonostante le cospicue cifre incamerate grazie alla Tarsu dalle amministrazioni comunali, da anni non si affrontano strategie mirate a individuare nuovi siti di smaltimento o a incentivare il sistema di raccolta differenziata. L’Aquila, ad esempio, da 14 anni esporta la spazzatura fuori provincia, mentre Teramo si serve sia della discarica di Spoltore che di quella di Lanciano, dato che la maggior parte delle piccole discariche locali – ben 9 nel teramano – sono chiuse da tempo per la mancanza di requisiti tecnici o legali.

In base al nuovo Piano regionale dei Rifiuti approvato dalla regione, verranno cancellati i 14 consorzi intercomunali di gestione dei rifiuti urbani per far posto a 4 Ambiti Territoriali Ottimali, chiamati a gestire tutta la politica di smaltimento e riciclo dei rifiuti regionali. I nuovi Ato sono stati concepiti per superare la frammentazione delle gestioni locali: Teramo, con i suoi 47 comuni provinciali sarà l’Ato 1, Pescara-Chieti con 67 comuni dell’area metropolitana Ato 2, mentre Chieti con i rimanenti 83 comuni sarà Ato 3 e L’Aquila con i suoi 108 comuni Ato 4. In ogni Ato verranno garantiti gli obiettivi di raccolta differenziata, l’autosufficienza di smaltimento e la presenza di almeno un impianto di trattamento a tecnologia complessa con discarica di servizio.

Tra gli obiettivi indicati nel Piano Rifiuti da raggiungere entro il 2011 c’è la riduzione della produzione di spazzatura, in modo da invertire una tendenza che dal 2000 al 2005 ha portato invece ad un incremento di circa il 20%. Lo scopo è quello di arrivare al 2011 con una riduzione del 5% della spazzatura prodotta e di arrivare ad effettuare il 60% della raccolta differenziata.

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